venerdì 28 settembre 2007

I NOSTRI GIOVANI SONO I VERI CLANDESTINI


Ecco i clandestini che dovrebbero essere regolarizzati! Sono i giovani italiani, i nostri figli e fratelli, che vivono tra noi come stranieri. E non per loro scelta. Si sentono estranei in questo Paese, spettatori o vittime della vita che si trovano apparecchiata. Non protagonisti. I risultati del sondaggio che oggi pubblichiamo dovrebbero indurre a qualche seria riflessione. Anche se qualcuno subito dirà: ma che novità è quella di sapere che il 69% dei giovani non ha oggi un buon rapporto con la società che li circonda? Notizia vecchia, anzi trita e ritrita. Passiamo oltre? No, io non credo che si possa liquidare così il problema. A me che non ho ancora quarant'anni questo sondaggio fa ghiacciare il sangue nelle vene. Le emergenze del Paese non sono solo quelle che riguardano l'economia o i conti pubblici. E la questione giovanile è oggi dimenticata. Spenti i riflettori dell'ideologia, sembra che i giovani italiani non siano più un problema di nessuno. Eppure è come se la maggior parte di questi giovani trascurati e non capiti - questo è appunto il senso delle loro risposte - vivesse in un altro fuso orario o addirittura in un altro pianeta. Tutti lo sanno, tutti lo sentono, tutti si allarmano per le stragi del sabato sera, per la diffusione delle droghe e per gli episodi di bullismo e di violenza quotidiana. E poi? Tutti di nuovo si immergono nel tran tran quotidiano che non dà tregua e toglie anche la voglia di pensare a quel che accade. E a quel che si può cambiare. Scorreteli, invece, i dati di questo sondaggio, soppesateli e valutateli nel giusto modo e avrete all'improvviso davanti agli occhi lo squarcio di una realtà che non è fatta né di marziani né di fantasmi. Si tratta invece di coloro cui spetterà domani la responsabilità di guidare questa società e magari, se ne saranno capaci, anche di cambiarla, migliorandola un poco, visto che, in quella attuale, oggi essi vivono malamente, come estranei. A noi spetta oggi una responsabilità "non trasferibile". Non solo. A volte ci capita di guardare con stupore alle platee di giovani e giovanissimi che si ritrovano sotto il palco di un predicatore o di una rock star. E non riusciamo a capire perché. Siamo solo capaci di scandalizzarci se in loro, nei giovani italiani, vediamo gonfiarsi le vele di quell'antipolitica. Ancora una volta chi governa ha un dovere in più. Oneri e onori di chi si assume ruoli pubblici. Il 79% dei giovani intervistati - e addirittura l'81% delle ragazze - accusa oggi apertamente l'attuale Governo di non aver fatto nulla, proprio nulla in tema di politiche di sostegno per i giovani. Allora sarà bene che questa sinistra, arrogante come pochi altri, quando si tratta di esporre idee di grandi riforme proiettate verso il futuro, si guardi bene allo specchio e cominci a riflettere su quale sia veramente la sua identità. E la sua capacità di rappresentare la gente comune. Un altro esempio? L'80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di volere un sindacato che finalmente tuteli davvero i loro interessi. Ma allora le tre grandi confederazioni sindacali, e soprattutto la Cgil, quali interessi stanno, invece, tutelando? Ecco, appunto, si vede che i loro "protetti", i loro "garantiti", lo zoccolo duro dei loro iscritti stanno altrove, pensionati e pensionandi in gran numero. Certo, li coccolano con tanta insistenza perché, se anche loro si decidessero, per qualche valido motivo, a stracciare la tessera, la Cgil rischierebbe di diventare una scatola vuota; tanti lustrini fuori ma niente dentro. Ma questo problema, in fondo, ci interessa poco, perché se questi sindacati hanno deciso di guardare indietro anziché avanti è solo affar loro. Peccato per la loro storia tradita, peccato per quello che potrebbero fare, ma non fanno. Tuttavia, facciano pure, tanto arriverà chi saprà fare sindacato in un modo diverso e meglio di loro. Lo stesso potremmo dire per questa sinistra incapace di capire la società che vorrebbe governare. L'autorevolezza dell'istituto che ha condotto il nostro sondaggio rassicura tutti sul fatto che nulla è stato pilotato. Il giudizio che esce dall'opinione dei giovani italiani è duro e crudo; ma soprattutto sincero. E per questa politica della sinistra italiana si tratta dell'ennesima sonora bocciatura. Ci interessa però guardare avanti. Non al presente che delude, ma al futuro che soprattutto i giovani chiedono. Vogliamo guardare a un'altra politica, quella che crede nei valori fondanti della libertà e del merito, gli unici strumenti in grado di offrire possibilità ai giovani. Guardiamo alla politica che lavora per il rinnovamento e per lo sviluppo di questa società. Si badi bene che i giovani - il sondaggio dice anche questo - credono ancora e fortemente nella democrazia e nei valori della famiglia, ma non sanno che farsene di Istituzioni, di politiche, di apparati e di consorterie nelle quali ormai stentano a riconoscersi. Cosa deve pensare, ad esempio, un giovane che non riesce a mettere insieme ogni mese nemmeno i soldi per l'affitto, quando legge sui giornali statistiche e resoconti sui costi esorbitanti dei palazzi della politica e del nostro apparato pubblico? Ovviamente il peggio del peggio. E poi ci si meraviglia che, in questa società, egli si muova ormai come un corpo estraneo, neanche fosse anche lui un clandestino.
(MVB Presidente Naz.Circolo della Libertà)

Prodi si schianta pure sul codice stradale


Roma - Ormai è un bollettino di guerra, non stupisce più che il governo vada sotto in Parlamento, se non fosse che ora scivola pure alla Camera dove conta una maggioranza schiacciante, al contrario del Senato dove è appeso ad un filo. Tant’è che ieri il governo è stato battuto a Montecitorio su un emendamento alla sicurezza stradale, col voto della Rosa nel Pugno che aveva firmato la modifica e quello dell’Udeur che è risultato determinante. Clemente Mastella ha subito giustificato con l’«errore tecnico» dei suoi deputati rinnovando la «piena fiducia» in Romano Prodi; e poiché è uomo d’onore merita fede, comeinsegna Shakespeare. L’«incidente» però, manifesta ugualmente la fibrillazione nel centrosinistra, accelerata al parossismo e paralizzante per l’azione di governo. La verità è che s’agitano numerosi attentatori alla vita (politica, s’intende) di Romano Prodi. C’è il gioco del cerino nella maggioranza: molti vogliono la caduta del premier ma ognuno manovra perché siano gli altri a pugnalarlo. Manca un Bruto che dia dignità all’operazione. Ma il cerino si sta consumandovelocemente, potrebbe spegnersi oggi sulla finanziaria, presto sul revival del caso Visco, anche a sorpresa su un codicillo per il ritiro della patente. La notizia concreta è che il decreto estivo per arginare gli ubriachi al volante che insanguinano le strade, decadrà se entro il 3 ottobre il Senato non recepisce le modifiche apportate dalla Camera. L’ultima è appunto di ieri mattina, quando con parere contrario del governo è passato - con 234 voti contro 217 - un emendamento targato Rnp che abbassa da tre ad un anno il divieto per i neopatentati di guidare cilindrate superiori ai 50 kw. Confusione e tumulti in aula, applausi dell’opposizione, sconforto sui banchi del governo nel vedere l’infezione ormai virulenta a Palazzo Madama diffondersi anche a Montecitorio. Il dipietrista Fabio Evangelisti ha lestamente tuonato che «i fatti parlano chiaro, i numeri ancora di più, e dimostrano chi sono i veri attentatori del governo Prodi: 14 deputati della Rosa nel Pugno, 8 dell’Udeur e una dei Verdi», nella fattispecie Tana de Zulueta che ha detto anch’ella d’essersi «sbagliata». Fabris invoca «l’errore tecnico di comunicazione », spiegando che l’Udeur in commissione era convinta del sì governativo a quell’emendamento, dunque va respinta «categoricamente ogni strumentalizzazione ». Mastella gli dà manforte: «Io ho la voce rauca, non possa dare ordini. E comunque, non avrei mai dato un ordine così». Passino gli «errori», ma non vi sembra che tutto cada in pezzi, quando pure radicali e socialisti se ne impipano delle indicazioni governative? Tonino Di Pietro, additato come il prossimo giustiziere del viceministro Visco (col placet di Prodi, oltretutto), rifiuta ogni solidarietà a Mastella e fa dire ai suoi che a voler la fine del governo è proprio il ministro di Ceppaloni. Walter Veltroni ammonisce l’ala estrema dell’alleanza a non tirar la corda,ma appena incoronato leader del Partito democratico non gli resterà che aspirare a Palazzo Chigi. Mastella replica a Di Pietro chiedendogli di «fare outing: io ho sempre girato in Fiat e mai in Mercedes, come può dire che non sa come siano fatti i voli di Stato?» E ribadendo che non sarà lui «il Pietro Micca della situazione», non accenderà il detonatore su cui è adagiato Prodi, mandaFabris ad avvertire la sinistra, in particolare il segretario del Prc Franco Giordano, bollando come «inaccettabile» l’eventualità che oggi il ministro Ferrero si astenga in Consiglio dei ministri: «Se non dovesse risultare l’unanimità, dovremo invitare Prodi a prendere atto che la maggioranzanon c’è». Perché «inaccettabile » adesso, quanto sopportato l’anno scorso? «Perché la sinistra non può pensare di rifare il giochino dell’anno scorso», risponde Fabris, «stavolta al Senato c’è Dini pronto a far cascare tutto». Sì, il cerino gira vorticosamente. E ieri sera Prodi ha avvertito la sinistra che nella finanziaria non c’è spazio per le loro richieste, mentre gli industriali avranno sconti. Se non siamo alle Idi di marzo...
(di Gianni Pennacchi - il giornale)

giovedì 27 settembre 2007

"Attaccano me per fare fuori Prodi"


Roma - Seduto su un divanetto del Transatlantico il ministro Clemente Mastella (nella foto) è a dir poco furibondo. Ce l’ha con Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, che il giorno prima l’ha ospitato in una trasmissione che lui considera una trappola. Mastella vuole sfidare Floris quasi a duello: «Allora: lui stamattina mi ha chiamato, e io l’ho mandato affanculo! Scrivetelo bene, mi raccomando. Non A quel paese, che non si capisce bene, ma proprio affanculo! E posso spiegare perchè». Con i chiari di luna di questi giorni, uno scontro di questa portata tra il conduttore della più importante trasmissione informativa di Raitre (che risponde citando domande scomode fatte a molti politici da D’Alema a Fini) non può essere considerato come una semplice scaramuccia. Ma può diventare una spia, persino uno dei possibili fattori che rivelano che c’è aria di crisi nella maggioranza. Se non altro perchè il ministro della Giustizia ne è convinto: «Dài, è chiaro! Questo è un tentativo di fottere Prodi! Mi pare così evidente!».

Ministro, ricominciamo da capo. Perchè ce l’ha con Floris?

«Perchèèè? Ma lei l’ha visto il programma, scusi?».

L’ho visto. Ma lei sapeva che si sarebbe trovato sotto torchio, no?

«Senta, io non mi sono mai tirato indietro su nulla chiaro? Floris mi aveva detto: “Dai, vieni: parliamo di finanziaria”, di politica... e vabbè».

Non è che uno come lei voleva l’elenco delle domande per prepararsi, giusto?

«Noooo! Dico anche che una domanda sul viaggio in aereo ci poteva stare, era legittima, me l’aspettavo».

E allora?

«Allora? Ma lei si rende conto? Mi hanno fatto attaccare da un comico, e fin lì ci potevo stare».

Lei era già arrabbiato per questo.

«No, ripeto, il comico fa il suo mestiere. Ma se la moglie di Crozza fa la comica, non capisco perchè la mia non possa fare politica».

Una buona battuta.

«La verità: perchè la moglie di Crozza quello fa di mestiere. Poi però mi hanno attaccato su tutto. Su tutto. Sui miei figli! Su mia moglie! Sul viaggio in aereo! Sulla casa! Sui soldi! Persino sulla fidanzata che non ho!».

Non se l’aspettava...

«Ma vede, il problema non è se Mastella se lo aspetta o meno. Il problema è che io sfido Floris a portare nella prossima tramissione una sintesi di tutto quello che lui ha fatto in televisione dall’assunzione in Rai a oggi».

E poi?

«E poi, se c’è uno, dico un solo politico a cui lui abbia riservato il trattamento che ha riservato a me, se mi dimostra con prova filmata che solo una volta ha aggredito con dieci domande sulla vita privata, sui soldi, sui parenti, sulle amanti uno solo degli ospiti che ha avuto, da Massimo D’Alema a Giulio Tremonti...».

Se succede lei cosa fa?

«Allora io stesso gli dico bravo e gli vado ad appuntare sul petto la palma del nuovo Cronkite».

Mi pare che lei sia convinto che questo non accadrà...

«Ma andiamo! Quando mai si è vista a Ballarò, una puntata come quella dove ero ospite? Siccome non l’ha mai fatto, se non con me, io chiamerò Floris per quel che davvero è: un farabutto».

Non rischi la querela.

«No, scriva bene: fa-ra-but-to! Anche perchè non è un caso».

Cosa, la puntata di Ballarò?

«Ma certo. Qui vogliono fare secco Prodi. È così facile».

Ma cosa c’entra Ballarò?

«C’entra, c’entra... Perchè l’idea che qualcuno si è fatto è: facciamo fuori Mastella, così poi salta tutto».

Ma non penserà che questo sia un progetto di Floris!

«Lasci perdere, che chi deve capire capisce. Qui hanno in mente un piano molto chiaro. Sparare sull’Udeur, far cadere Prodi, e poi infilare dentro un governicchio di otto mesi, per... far passare il tempo».

Passare il tempo?

«Sì, il tempo. Così poi fanno fuori questo qui (Prodi, ndr) e quello là (Berlusconi, ndr)».

Lo pensa davvero?

«Sono loro, che lo pensano, non io. Peccato che quel farabutto di Floris abbia ottenuto l’effetto opposto. È da stamattina che mi chiamano».

Per dirle cosa?

«Che quella era una trappolona! E che se prima avevo otto voti da domani grazie a Ballarò ne avrò dieci».

(di Luca Telese - giovedì 27 settembre 2007)

mercoledì 26 settembre 2007

INAUGURAZIONE CIRCOLO DELLA LIBERTA'




Domenica 30 settembre 2007, alle ore 11.00 circa, a Gricignano di Aversa, piazza
Municipio n.10, ci sarà l'inaugurazione ufficiale del Circolo della Libertà.
Interverranno per l'occasione: il Coordinatore Regionale dei Circoli dott. Marcello
Di Caterina e l'Europarlamentare di F.I. on. Riccardo Ventre.

Siamo più poveri, ecco le prove



Roma - In un anno il reddito netto disponibile di chi è intorno ai 20 mila euro è sceso del 5,32% se non ha figli, del 5,45% se è sposato e ne ha uno a carico, del 5,88% se ne ha due. Il dato emerge in uno studio commissionato da Il Giornale a un gruppo di economisti.

I risultati sono stati ottenuti incrociando le tabelle della finanziaria 2007 per i calcoli fiscali (manca, però, l’impatto prodotto dalle addizionali locali), gli aumenti dei prezzi rilevati dall’Adusbef (rielaborati in funzione dei diversi panieri dei prezzi a seconda del reddito, e divisi fra prezzi di beni «essenziali», «necessari» e «voluttuari»), il livello di indebitamento delle famiglie della Banca d’Italia. Ad analoghe conclusioni - cifra più cifra meno - arrivano analisi compiute dai principali centri studi pubblici e privati (sindacati e organizzazioni imprenditoriali compresi).

Negli ultimi dodici mesi un contribuente con un reddito lordo di 20 mila euro ha assistito a una riduzione del reddito disponibile di 786 euro all’anno se single; di 875 euro se con moglie e figli a carico; di 983 euro se con due figli. Da notare che questi valori riguardano calcoli da cui sono escluse le spese voluttuarie. E nonostante l’esclusione delle variazione di prezzi di ristoranti, alberghi e tempo libero, il reddito netto disponibile finiva al 20° giorno del mese nel 2006; mentre nel 2007 finisce al 19° giorno.

Non a caso, i dati della Banca d’Italia mostrano come sia in crescita continua il livello di indebitamento delle famiglie. Dato prodotto sia dall’aumento dei tassi sui mutui, ma anche da come le famiglie con basso reddito erodono i risparmi per arrivare a fine mese. Negli ultimi dodici mesi il fenomeno ha registrato un’accelerazione.

L’impoverimento è arrivato nonostante una legge finanziaria che ha aumentato il reddito disponibile (sempre per questa fascia di contribuenti) per 47 euro l’anno (single); per 124 euro (con moglie e un figlio a carico); per 133 euro (con due figli a carico).

Diversa, ma ugualmente negativa, la situazione del reddito netto disponibile se si prendono in esame altre fasce di reddito. Per esempio, un single con 40mila euro l’anno ha visto, in dodici mesi, ridursi il proprio potere d’acquisto del 3,22%. Se, con lo stesso reddito, si hanno moglie e un figlio a carico la riduzione è del 3,40%. Se il contribuente ha moglie e due figli a carico, sale al 3,72%. E sempre senza considerare le spese voluttuarie, come una pizza, un cinema, un teatro. In caso contrario (cioè, con spese voluttuarie) la riduzione del reddito netto disponibile è - per per tre categorie familiari - del 3,36, del 3,71, del 4,12%.

Questo contribuente, in compenso, riesce ad arrivare a fine mese. Anzi, riesce anche ad accantonare qualcosa. Ad eccezione di chi ha moglie e due figli a carico. Nel 2006 il reddito mensile arrivava al 29° giorno. Ora arriva al 27°: giorno tradizionale di paga. In qualunque caso, il potere d’acquisto di questa categoria è sceso in un anno fra i 70 e gli 88 euro al mese, anche a causa della riforma Irpef prevista dalla finanziaria 2007.

Intorno ai 40mila euro, infatti, il nuovo profilo fiscale sulle persone fisiche ha comportato un aumento del carico tributario compreso fra i 14 ed i 446 euro l’anno, a seconda della condizione familiare.

E ora passiamo ai «ricchi», o presunti tali; cioè, quei contribuenti che dichiarano redditi lordi per 60mila euro l’anno. Costoro in un anno hanno pagato più Irpef per 475 euro (il single), 629 se ha moglie e figlio a carico, 741 euro se ha due figli. Considerata la dinamica dei prezzi e delle tariffe negli ultimi dodici mesi, il loro reddito netto (a questi livelli, si possono permettere spese voluttuarie) si è ridotto di 1.345 euro l’anno per il single; di 1.363 euro per chi ha moglie e figli; di 1.468 euro con due figli. Vale a dire, del 3,62%, del 3,58%, del 3,80%, a seconda della composizione familiare.

Da notare che il contribuente con 20mila euro di reddito ha subito, invece, in un anno un taglio del potere d’acquisto superiore al 5%. Se vengono prese in considerazione anche le spese voluttuarie, il taglio arriva a sfiorare il 6%.
( da il giornale 26.09.2007)

IL GOVERNO AFFONDERÀ NELLE SPESE DELLA FINANZIARIA


Per capire quale incredibile pasticcio potrà essere la prossima finanziaria, bisogna raccontare l'incredibile storia del piano di tagli della spesa dei ministeri e degli apparati pubblici che Tommaso Padoa-Schioppa aveva programmato per far quadrare i conti. Ma dopo due mesi di tira e molla, non gli è rimasto in mano nulla. È ai primi di luglio che Tps quasi minaccia i suoi colleghi ministri: «Guardate che o qui si taglia con la scure, o si va allo sfascio, visto che in soli quattro mesi non solo non è stato risparmiato niente, ma la spesa si è gonfiata addirittura di un altro l2,5%». E tutti sornioni a rispondergli «si, hai ragione, ti accontentiamo». Difatti a fine agosto arriva la risposta dei responsabili dei dicasteri; una documentazione che, da un lato, prevede una previsione di spesa complessiva che supera ormai i 24 miliardi ma, dall'altro, anche tagli per 5,5 miliardi. Tps è soddisfatto. Ma diffidente, visti i precedenti. E passa le carte al vaglio dei tecnici del Tesoro. Arriva la doccia fredda: ma quali tagli. Qui al massimo si risparmiano, se va bene, 600 milioni perché, per il resto, i tagli sono soltanto giochi e alchimie contabili: c'è chi propone - e non è proprio possibile - di usare la spesa in conto capitale per la gestione corrente, chi si illude di trovare ipotetiche coperture sul bilancio tendenziale. E poi c'è chi ancora - estrema sinistra in prima fila - preme perché si aumentino le risorse: mettendo nuove tasse su Bot e rendite finanziarie. Anche dagli enti locali si è risposto sostanzialmente picche, salvo poche eccezioni, alla proposta di tagliare, in modo congruo, strutture e numero dei consiglieri dei Cda dette public utility. E va ancora peggio sul versante delle istituzioni perché, nonostante tutto il cancan fatto dai giornali sulla casta e dintorni, la Camera dei Deputati ha appena approvata, come nulla fosse, un bilancio che aumenta le sue già spropositate spese di mantenimento.
E cosi è arrivato il momento di tirare le somme. Per mantenere l'indice di crescita programmato nel Dpef e far fronte a tutti gli impegni assunti e già, in gran parte, sottoscritti, occorre mettere sul piatto almeno altri 30 miliardi di euro. Di sicuri, in cassa, ce ne sono 8, quelli dell'extragettito che, per il 90%, vengono dalle nuove tasse della finanziaria 2007. E gli altri 22? Per ora non se ne sa nulla, perché i conteggi che sono stati fatti, dicono i tecnici, sono ancora virtuali. Ed è questa la ragione che ha spinto ministri come Mastella e Di Pietro e senatori di rango come Lamberto Dini a fare un precipitoso passo indietro. Prendendo a pretesto il caso Rai, di cui a loro credo non importi poi così tanto, hanno chiesto una sostanziale verifica di governo. D'altronde, giorno dopo giorno, la coalizione affonda nella palude delle sue sempre più vistose contraddizioni. E rischia di mandare al massacro soprattutto chi ancora cerca di ragionare coi piedi per terra. Le ipotesi ormai sono due. Prima: i centristi e anche alcuni esponenti del costituendo Pd, sempre più angosciati per i sondaggi, fanno fare a Prodi un'altra finanziaria da salasso, in modo da trovare poi una più che valida giustificazione per mandarlo a casa. Seconda: un rimpasto, che è poi l'idea suggerita dal povero Fassino, ex leader alla ricerca di un nuovo ruolo. Ma forse, per realizzare questa seconda ipotesi, è ormai un po' troppo tardi. Gli elettori, sempre che la loro opinione conti ancora qualcosa alla banda di Prodi, non ne vogliono sapere di una nuova edizione dell'Esecutivo che hanno avuto modo di apprezzare. Rappezzare, in qualche modo, l'enorme buco di credibilità aperto da questa politica non pare loro proprio più possibile.

MVB Presidente Ass.Naz. CdL

lunedì 24 settembre 2007

NUOVO SONDAGGIO SU: ITALIANI E MOSCHEE



Gli italiani non vogliono nuove moschee in Italia e ritengono l'immigrazione islamica un problema per le nostre tradizioni e la nostra cultura. Lo afferma un sondaggio svolto da Public Affairs per "Il Giornale della Libertà", in edicola con "Il Giornale". Il 62 % degli intervistati ritiene un problema l'apertura delle moschee nel Bel paese per due ordini di motivi: primo perché non condannano il terrorismo (19%), secondo perché non sono controllate dalla polizia (26%).

Chi frequenta queste moschee, il più delle volte coltiva una cultura troppo diversa dalla nostra. Il 65% degli intervistati reputa l'immigrazione islamica un problema per le nostre tradizioni. Sono troppo forti infatti l'intolleranza verso i simboli della nostra religione e della nostra identità (29%), la volontà di non integrarsi (25%), e di non sottoporsi ai necessari controlli di pubblica sicurezza (11%). In questo contesto l'invito rivolto dal Ministro Paolo Ferrero agli immigrati di far valere i propri diritti ricorrendo anche a manifestazioni pubbliche viene bocciato dal 58% degli italiani, che lo bollano come un atto irresponsabile (19%) e come la conferma di un atteggiamento troppo permissivo di questo governo nei confronti dell'immigrazione (39%).

venerdì 21 settembre 2007

PRIMA CONVENTION DEI CIRCOLI DELLA LIBERTÀ


«Dicono che Berlusconi mi ha imposto lo stop. Ma figuriamoci. Non mi pare proprio». Michela Vittoria Brambilla da qualche giorno sta zitta. Parla poco, centellina le dichiarazioni. Chi pensa che se ne stia ferma con le mano in mano, sbaglia. La presidente dei Circoli delle Libertà sta lavorando in silenzio alla manifestazione del 6 ottobre, la prima convention della creatura berlusconiana. Sarà una prova di forza. Dopo settimane di ridicolizzazioni sulla sue strutture, battute e battutine, dubbi e perplessità sulla reale consistenza del network della «roscia» (come la chiamano con invidia dentro Forza Italia), sarà la prima volta che si vedrà il popolo dei Circoli. «Hanno detto che era stata prevista a Courmayeur, anche voi del Tempo l'avete scritto. Ma quando mai», racconta la Brambilla. Che rilancia: «A Courmayeur
c'è solo un palazzetto da duemila posti. Vi pare che posso fare una roba così? E allora darei ragione a quelli che dicono che i miei Circoli sono poca cosa. E invece ci sono, eccome se ci sono. Sono tanti, tantissimi. E crescono ogni giorno».
Niente Valle d'Aosta («Tra l'altro sarebbe stato un problema far venire gente da tutta Italia», racconta la donna politicamente più vicina al Cavaliere), meglio Roma. La convention si farà nella Capitale. Precisamente alla nuova Fiera. La Brambilla ha prenotato un'area da ottomila posti. Ma si sta immaginando qualcosa di più grande, l'obiettivo è toccare quota diecimila. Lei non conferma: «Saremo in tanti».
Berlusconi è gasatissimo. In pubblico va da Forza Italia e ne limita il ruolo. E poi la chiama e le dice: «Vai avanti». Dentro Forza Italia ormai danno i numeri. Appena la Brambilla dice una cosa, fanno a gara a chi ne fa la macchietta. I deputati azzurri girano per il Transatlantico con i ritagli di giornali, fanno capannello, leggono le sue interviste e ne ridono. Ridono, ridono, quanto ne ridono. Anche il Cav se la ride. Si becca le telefonate di protesta dei suoi, tutti, da Tremonti in giù, e se la ride. Quasi tutti. Uno invece ormai si è apertamele schierato con Michela. È Pisanu. Sì, Beppe Pisanu, il democristianone, il difensore del partito tradizionale, l'ex uomo di Zaccagnini. Si sentono al telefono tutti i giorni come due fidanzatini. C'è Claudio Scajòla, un altro ex de, che a Gubbio, alla scuola del partito, l'ha difesa. Poi c'è Frattini, il forzista più fuori dai giochi, uno che fa il vicepresidente della Commissione Europea e certo non è a caccia di un cadreghino, come dice il Cav. Sono un po' di giorni che la Brambilla se ne sta in silenzio. Abbattuta? Macché. Sta preparando la festa del terzo compleanno del figlio e una nuova iniziativa politica sul cui fascicolo c'è scritto top secret. (...) La roscia non si ferma. Va dritto per la sua strada. Se ne frega di quello che scrivono i giornali come gli suggerisce il Grande Capo che a sua volta segue gli insegnamenti di Margaret Tatcher che si faceva fare rassegne stampa solo con articoli positivi. E ora il Giornale della Libertà, e poi la Tv delle Libertà che nei programmi dovrebbe anche allargarsi: il Cav la guarda e si sente ringiovanito di trent'anni, si sente agli albori di Telemilano, si diverte e da suggerimenti. E ora anche lo sbarco tra i giovani, con i Circoli delle Libertà Universitas. Le fanno l'imitazione in tv? E lei se la mette sul sito per farla vedere a tutti. No, la Brambilla non s'è spenta. Ha solo cambiato tattica.
(da Il Tempo 19/09/07)

giovedì 20 settembre 2007

ALL'ITALIA SERVE UN GOVERNO MENO RIDICOLO


Sono giorni che il pallino della politica, sembra nelle mani di Beppe Grillo. Ridicolo. Non per le provocazioni del comico agguerrito, ma per la reazione altalenante che si è vista a sinistra. C'è chi ha cercato di arruolarlo, mostrando di gradire oltre il lecito gli insulti e i (per ora) metaforici calci si sa dove. Chi invece ha provato a esorcizzarlo, dopo essere rimasto sorpreso di non trovarselo al fianco, anzi di vederselo contro invece che dalla sua parte. Qualunque sia la motivazione con cui Grillo ha inscenato questa protesta mediatica, di certo ha colto nel segno di una insoddisfazione che no n ha bisogno di chiose o di commenti. Ma di politica, politica vera. E capacità di governo. L'una e l'altra da un anno e mezzo sono diventate merci introvabili in Italia.
E poi si grida all'antipolitica! Macché! Gli italiani hanno voglia di partecipazione e di politica, ma hanno voglia di cambiare, chiedono un Paese moderno, dove poter ricominciare a contare sulla propria libertà, e non sull'eredità di lobby e corporazioni intoccabili.
L'insofferenza che emerge nel Paese non riguarda tutto e tutti. È indiscutibile che è stato soprattutto questo Governo che ha esasperato un grandissimo numero di cittadini e per due precisi motivi. Primo: perché, massacrandoli di nuove tasse, imposte, gabelle e tariffe, l'Esecutivo di Prodi ha tolto loro non solo la voglia di lavorare, ma soprattutto la speranza di costruire qualcosa di nuovo e di buono. Secondo: perché i progetti di riforma formulati dalla sinistra si sono rivelati soltanto bolle d'aria e tali resteranno a causa dell'ormai comprovata incapacità dei partiti di questa coalizione di trovare su di essi nemmeno uno straccio di intesa.
L'ultima bolla d'aria è di queste ultime ore. Il ministro Nicolais - lo stesso che un anno e mezzo fa aveva detto che la Pubblica amministrazione aveva almeno 500-600mila dipendenti di troppo, senza far nulla di conseguente - si è risvegliato dal torpore. E ha formulato un progetto di ristrutturazione del pubblico impiego che più velleitario, farraginoso e anche costoso di così non avrebbe potuto essere. Il ministro, infatti, per sfoltire i quadri della Pubblica amministrazione vorrebbe imporre o comunque agevolare il prepensionamento di decine di migliaia di dipendenti, riconoscendo ovviamente loro, oltre la liquidazione, anche una congrua buonuscita. E poi conta di assumere un nuovo addetto - mediante concorsi, bontà sua - ogni tre prepensionati.
Siamo alla solita propaganda, pasticciona e inconcludente, E soprattutto onerosa per lo Stato. Quindi per le nostre tasche. Questi prepensionamenti (con tanti soldi di buonuscita) comporterebbero per l'amministrazione pubblica ingenti oneri aggiuntivi che vanificherebbero, per molti anni, ogni piano di reale e congrua riduzione della spesa. E poi, per ogni stipendio in meno, ci sarebbe, per l'Inpdap (l'istituto di previdenza pubblico) cioè sempre per lo Stato, una pensione in più e quasi dello stesso importo. Poi c'è da scommettere che a prepensionarsi sarebbero gli elementi migliori, quelli cioè che, uscendo dall'ufficio pubblico, potrebbero offrire le loro competenze a qualche privato, per arrotondare la pensione e per rimanere produttivi.
Ci sarebbe una via maestra per un Governo che volesse seriamente ristrutturare la pubblica amministrazione: bloccare il turn over in tutte le amministrazioni pubbliche, ad eccezione di quelle più direttamente impegnate in servizi essenziali. Chi va in pensione non viene sostituito. Fino a ridurre l'organico di quel tanto (tantissimo) che oggi è esuberante. Ma si potrebbe anche fare di più, finalmente: ripensare tutti i contratti del pubblico impiego in modo da legarli saldamente - oggi non esiste alcuna norma del genere - alla produttività. Come nel settore privato.
Un'altra iniziativa, rapidissima, si potrebbe intraprendere per dare un segnale: farla finita con ministeri, enti e strutture burocratiche del tutto pletorici. E inutili. No, anzi, utili solo al sottogoverno che deve accontentare una coalizione composta da dieci partiti. Ma ci vuol ben altro Governo e ben altra politica per fare queste cose. Di Prodi, lo dice persino Grillo, il Paese non sa più che farsene. E non c'è niente da ridere.