domenica 23 dicembre 2007

......e io pago!!


Cattiva gestione delle risorse pubbliche ed ennesimo fallimento dell’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Andrea Lettieri. A sostenerlo è il Capogruppo di minoranza consiliare e socio fondatore del Circolo della Libertà Carmine Della Gatta che dichiara: nell’epoca in cui le risorse pubbliche scarseggiano ad ogni livello, dove il cittadino medio non riesce ad arrivare con il proprio stipendio non alla fine del mese ma alla terza settimana, dove il Governo centrale chiede continuamente ulteriori sforzi in termini di tasse, il Comune di Gricignano di Aversa si permette il lusso di utilizzare fondi pubblici per realizzare un parcheggio in pieno centro storico (piazza Municipio) per poi tenerlo chiuso, nonostante i lavori fossero terminati da un anno e mezzo.
A quanto pare a Gricignano non esistono tempi di consegna delle opere pubbliche, si sa quando iniziano i lavori, anche perché propagandati esageratamente dall’ amministrazione comunale e non se ne ha più notizie sulla loro ultimazione, lasciandoli sospesi nel limbo, come nel caso di specie, ove le erbacce che spuntano tra gli interspazi della pavimentazione del parcheggio, segno dell’abbandono e dell’incuria a cui è esposta l’opera, hanno già in parte divelto i cubetti di porfido, rendendo indispensabile purtroppo un intervento straordinario il cui costo graverà, ovviamente, sul groppone dei cittadini.
Va anche sottolineato che nel parcheggio di piazza Municipio, costato all’Ente e quindi ai cittadini un ulteriore indebitamento, si contano circa sette o otto posti auto che non apporteranno nessun valore aggiunto alla cittadinanza ma risolveranno probabilmente i problemi dei futuri negozi e/o uffici in corso di realizzazione nel retrostante edificio privato. Una condotta questa dell’Ente, che si dimostra non libera da scopi ulteriori e diversi che nel mentre persegue le finalità pubbliche e di interesse collettivo crea, verosimilmente, profitto al singolo, noto, privato cittadino.
Pertanto, in forza delle ragioni autentiche della cittadinanza, invito il Sindaco e l’amministrazione comunale a far luce sulla questione e ad assumersi le proprie responsabilità di fronte a questo ennesimo fallimento che potremmo definire, allo stato, emblema dello sperpero di risorse pubbliche .

mercoledì 28 novembre 2007

A.A.A. AFFARE CEDONSI SERVIZI SANITARI - DISTRETTO 35


I servizi sanitari forniti nel locale distretto 35 (ex scuole elementari) che dovevano essere potenziati, così come più volte ed esageratamente propagandato da questa amministrazione comunale, sembrano piuttosto poco efficienti e addirittura indeboliti.
A sostenerlo è il consigliere di opposizione Giuseppe IULIANO, socio fondatore del Circolo della Libertà che dichiara: basti pensare ad esempio, al servizio di vaccinazione che veniva erogato con continuità mentre ora viene gestito solo su appuntamento dai sanitari del distretto di Sant’Arpino. Fin qui le cose possono sembrare anche accettabili, ma quando si apprende che i vaccini vengono trasportati, all’occorrenza, da un corriere da Sant’Arpino a Gricignano con l’ausilio di un frigo mobile, perché la nostra struttura non ha in dotazione un proprio frigo, (avete letto bene un frigo), per la conservazione dei medicinali, allora si che si sfiora l’inverosimile. Infatti, in moltissime occasioni, il servizio viene ritardato di ore in attesa che giunge il “piccione viaggiatore” con l’ agognata medicina. Uno scenario che ci ricorda alcuni Paesi del terzo mondo.
C’era una volta a Gricignano la medicina di base, perché dal 03 dicembre prossimo anche questo servizio dovrebbe abbandonarci alla volta di Orta di Atella, lasciandoci come sempre le briciole.
E che dire invece del chimerico protocollo d’intesa stipulato dal Sindaco con l’area manager dell’ASL CE/2, per l’introduzione, tra l’altro, del piccolo pronto soccorso con tanto di autoambulanza in dotazione, il famoso PSAUT ?
A chiederselo è Giuseppe PELLECCHIA, socio fondatore del CdL che aggiunge: Ormai lo sanno anche le statue che nelle ex scuole elementari è stato creato un “parcheggio” per l’ambulanza del servizio 118 che opera chiaramente in tutto l’agro aversano, mentre il Pronto Soccorso promesso ha cambiato destinazione ed è finito a San Cipriano di Aversa.
A questo punto - concludono i due - volendo ragionare sui risultati scaturiti dall’accordo tra il Sindaco e l’ASL CE/2, ne consegue che:
- il servizio di vaccinazioni è stato ceduto a Sant’Arpino;
- il servizio di guardia medica è stato ceduto a Succivo;
- il Pronto Soccorso è stato ceduto a San Cipriano di Aversa;
- il servizio medicina di base sarà ceduta a Orta di Atella.
Altro che cittadella sanitaria!! Un vero e proprio FALLIMENTO. A questo punto la nostra proposta è quella di suggerire al Sindaco e all’amministrazione comunale di non interessarsi più della materia, così evitiamo il rischio di perdere qualche altro servizio e di ingenerare nei cittadini utopistiche attese.

mercoledì 14 novembre 2007

PRIMARIE SULLA SICUREZZA DAL 16 NOVEMBRE IN TUTTI I CIRCOLI DELLA LIBERTÀ



I Circoli della Libertà indicono le primarie sulla sicurezza, che si svolgeranno nella seconda metà di novembre. A darne l'annuncio è stata Michela Vittoria Brambilla, presidente nazionale dei Circoli della Libertà, in una conferenza stampa che si è tenuta al Grand Hotel de la Minerve a Roma mercoledì 31 ottobre. Era presente anche Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, con delega alla Sicurezza e alla Giustizia.
"I cittadini" ha spiegato Brambilla "verranno chiamati a votare una serie di proposte e di soluzioni elaborate dai Circoli della Libertà sul tema della sicurezza. E potranno così indicare le misure più urgenti e necessaria in materia. La politica non potrà non tenere conto dell'esito di queste primarie". Positiva la reazione di Frattini, che ha sottolineato come in Europa le consultazioni tra i cittadini siano molto frequenti. "I risultati delle primarie" ha spiegato "potrebbero essere oggetto di una proposta di legge di iniziativa popolare, così come previsto dalla nostra Costituzione".
La presidente dei Circoli della Libertà ha poi parlato del pacchetto sicurezza appena approvato dal Governo, definendolo "l'ennesima presa in giro degli italiani". Ha detto che si tratta di "un manifesto di buone intenzioni destinate a rimanere tali, perché non si sa quale sarà il percorso di questi disegni di legge". Ha spiegato poi che nel pacchetto sicurezza ci sono alcune norme positive come l'inasprimento delle pene, il rafforzamento dei poteri dei sindaci o le confische dei beni dei mafiosi, ma tutto questo non avrà un futuro parlamentare "perché una parte della maggioranza non vuole sentire minimamente parlare di giro di vite". Sempre a proposito del pacchetto sicurezza, Frattini ha sottolineato la mancanza di ciò che preme di più ai cittadini: un processo per direttissima per tutti i reati di allarme sociale. Il vicepresidente della commissione europea ha ribadito inoltre la scarsità di risorse a disposizione delle forze dell'ordine per i compiti operativi e ha proposto una soluzione: "Bisognerebbe che una quota del 5 per mille della dichiarazione dei redditi, magari il 2 per mille, venisse destinato a questo scopo".

Anche a Gricignano non mancheranno i banchetti per la raccolta firma a confermarlo è il Presidente del locale Circolo della Libertà, Sebastiano Della Gatta che precisa: anche questa volta, come sempre, condividiamo l'idea della nostra Presidente MVB di indire le primarie sulla sicurezza ed è per questo che ci presenteremo in forza nella nostra piazza Municipio di Gricignano di Aversa (CE), a porre all’attenzione dei cittadini le proposte e le eventuali soluzioni sul tema della sicurezza.

sabato 3 novembre 2007

EXTRACOMUNITARI VIOLENTI: "TOLLERANZA ZERO"

La misura è ormai colma. E' necessario rispondere con tolleranza zero verso questi immigrati violenti che spesso in preda all'alcool, si fronteggiano tra bande rivali con calci, pugni e cocci di bottiglia per le nostre strade. Chi pratica violenza deve essere rimpatriato immediatamente.
A lanciare l’allarme è il Circolo della Libertà attraverso Giuseppe Iuliano, consigliere comunale di opposizione e socio fondatore del Circolo che precisa: una eccessiva tolleranza rischia di penalizzare l'integrazione di tutti gli extracomunitari che intendono integrarsi onestamente. A tal proposito, sarebbe interessante sapere che fine abbia fatto la BANCA DATI che doveva contenere i dati degli extracomunitari regolari che lavorano e fare quindi una distinzione con i clandestini che spesso delinquono.
Il censimento degli immigrati regolari – tiene a precisare il presidente del CDL Sebastiano Della Gatta - che in campagna elettorale veniva considerato prioritario, stà passando comodamente in sordina, quando sappiamo purtroppo che la grande massa di immigrati clandestini vive nell’illegalità, incrementando di gran lunga l’elenco dei reati commessi ad opera della microcriminalità e costituendo in altri casi, un serbatoio che alimenta la manovalanza di organizzazioni criminali.
Dello stesso avviso è Domenico Oliva dirigente del Circolo che aggiunge: ad acuire la problematica contribuisce senz’altro il crescente numero di attività commerciali che nel giro di pochi mesi, hanno trasformato intere zone del paese, come ad esempio via Sant’Antonio Abate, ormai irriconoscibile, in centro di ghettizzazione per gli extracomunitari, dove il concetto “integrazione” perde ogni significato e quello di “città nella città” assume invece i contorni di qualcosa che non è più lì lì per accadere, ma che purtroppo è già accaduto.
Riteniamo per queste ragioni – chiosano i cidiellini - che l’amministrazione comunale debba delle risposte immediate ai cittadini, per aver sottovalutato il problema e che il Sindaco abbia il dovere di farsi carico, nell’ambito delle proprie competenze, della loro sicurezza, monitorando il fenomeno e favorendo nel contempo il processo di integrazione degli extracomunitari regolari.

martedì 30 ottobre 2007

DROGA E TERRORISMO, CELLULE A GRICIGNANO E CASTELVOLTURNO (CASERTA)

Frosinone - Grazie al lavoro portato avanti anche dalla Digos di Frosinone, coordinata dal vice questore Antonella Chiapparelli, sono emersi inquietanti collegamenti con esponenti del fondamentalismo islamico. Ci sono persone sospettate di riciclare i proventi del traffico di sostanza stupefacente per finanziare attività eversive in Italia ed all'estero. La sostanza stupefacente, hanno spiegato il Procuratore di Frosinone Margherita Gerunda ed il Procuratore della DDA di Napoli, Antonello Ardituro, entrava in Italia attraverso vari sistemi: da quello dell'ingerimento di ovuli del tipo 'bodypacks' all'occultamento dei carichi in merci di artigianato e pezzi di ricambio destinati all'industria metalmeccanica. La base operativa del sodalizio è stata individuata fra l'area nord della provincia di Napoli (nei comuni di Giugliano in Campania, Villaricca, Sant'Antimo e Caivano) e nella zona meridionale della provincia di Caserta (Gricignano d'Aversa e Castelvolturno. (29 ottobre 2007-17:04)(casertasette.com)

lunedì 29 ottobre 2007

CONFRATERNITA NIGERIANA IN STILE CLAN: ARRESTO A GRICIGNANO D'AVERSA

Gricignano d'Aversa (Caserta) - C'è anche un nigeriano domiciliato a Gricignano d'Aversa, Joel Uyi, 22 anni, con precedenti per tentata estorsione, tra le sei persone sono arrestate dalla polizia a Brescia: facevano parte di un'associazione criminale nigeriana, una specie di 'cupola' criminale che controllava prostituzione, droga, estorsione, clonazione delle carte di credito e favoriva l'immigrazione clandestina. L'operazione si deve alla squadra mobile che la notte scorsa ha eseguito sei ordinanze di custodia cautelare. Altre tre persone sono irreperibili e sono ricercate. Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di Brescia, Torino e Caserta: qui hanno operato, per la cattura di Uyi, gli agenti della Squadra Mobile agli ordini del dottore Rodolfo Ruperti. L'associazione, spiegano gli investigatori, era una organizzazione di stampo mafioso su base etnica: un gruppo formato da confraternite studentesche nigeriane contro le quali lo stesso governo del Paese africano avrebbe sollecitato interventi. Era previsto un rito di affiliazione in cui gli affiliati bevevano del sangue; indossavano un abbigliamento di colore azzurro. Il gruppo organizzava spedizioni punitive contro bande rivali: la polizia ne ha sventata una che sarebbe dovuta avvenire tempo fa in provincia di Verona, utilizzando anche delle asce. Attraverso la clonazione di carte di credito gli affiliati acquistavano biglietti aerei che rivendevano a prezzi irrisori ai connazionali. E' infine emerso che almeno una parte degli acquisti veniva effettuata presso commercianti compiacenti.
CasertaSette.com

venerdì 26 ottobre 2007

CARO NAPOLITANO, LASCIACI TORNARE A VOTARE

Quale Governo, in un altro stato europeo, avrebbe il coraggio di restare in piedi se si trovasse in condizioni analoghe a quelle in cui oggi si trova la coalizione guidata da Romano Prodi? Proprio nessuno: ci metterebbero qualche giorno a verificare la comprovata e ormai irreversibile precarietà del suo stato e poi via, a casa, e anche di corsa. Ma l'Italia è un Paese fuori norma, che fa capo a sé, capace talvolta - ed è appunto questa l'esperienza che gli italiani da circa un anno e mezzo stanno vivendo sulla loro pelle - di fare politica e soprattutto di gestire le Istituzioni in modo troppo originale. Esce dalle urne una coalizione non solo talmente contraddittoria e composita da non avere nemmeno una linea politica, ma incapace anche di conquistare la maggioranza dei seggi al Senato, fatto assai sconveniente per Istituzioni che, come le nostre, assegnano la sovranità proprio al Parlamento.
E che importa? La cosa importante è non mollare il potere. E poi ci sono i senatori a vita che possono pur sempre fare da tappabuchi. Perché la priorità non è legiferare ma sopravvivere e nel modo che sappiamo. Purtroppo per noi.
C'è un magistrato che ha ricevuto l'incarico di svolgere un'indagine giudiziaria - centinaia di faldoni raccolti in un paio di anni di lavoro -nella quale paiono coinvolti, in qualche modo e sulla base di indizi che sono ovviamente ancora tutti da verificare, anche il presidente del Consiglio in carica e il ministro Guardasigilli? E che problema c'è? Usando strumenti del tutto legittimi perché previsti da leggi e procedure, il Guardasigilli si adopera perché l'inchiesta venga tolta al malcapitato, che poi può darsi che abbia anche qualche macchia nel suo curriculum.
Non pare che un fatto simile sia mai accaduto prima. Tanto che c'è da chiedersi: avete per caso un'idea di quante barricate si sarebbero subito alzate in Italia se il Governo Berlusconi, nella scorsa legislatura, avesse preso o comunque assecondato un'iniziativa del genere? Ma queste, del resto, sono solo due perle di una lunga collana di misfatti, di contraddizioni e di palesi inadempienze che il Governo Prodi è riuscito a inanellare durante questa sua già fin troppo lunga e, per molti cittadini, del tutto indigesta gestione delle nostre Istituzioni. Ripassarla tutta, misfatto per misfatto, è ormai addirittura inutile perché, stando agli ultimi sondaggi, almeno il 63% degli italiani ha ben chiara la situazione ed è solo in attesa di potere tornare a votare: un devastante aumento della pressione fiscale che ha raddoppiato il numero delle famiglie indebitate, uno sviluppo economico che è oggi il più basso d'Europa, spesa pubblica gonfiata a dismisura, sicurezza sotto zero e criminalità a 100. E poi, ai margini di tutto questo, una conflittualità continua ed esasperata di partiti, di fatto incapaci di trovare forme costruttive di coesistenza per la formulazione di programmi, leggi e riforme. Insomma, mille vere ragioni perché questo Governo vada a casa, diecimila perché si torni subito alle urne. Al più presto. Caro Presidente Napolitano, lasciaci tornare a votare.

Michela Vittoria Brambilla

Impre.co quello scippo con targa politica

La costituzione del Consorzio Impre.co fu salutata sette anni fa in maniera trionfale con una manifestazione che si tenne al Teatro Cimarosa di Aversa, alla quale partecipò l'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema, invece le attività di questa entità si sono rivelate tutt'altro che un'occasione di sviluppo per il nostro territorio:
lontano dai clamori nazionali che vengono tributati ad altre vicende giudiziarie, la magistratura di Santa Maria Capua Vetere sta intervenendo in maniera incisiva, già prima lo aveva fatto anche la Corte Costituzionale, ciò che sta emergendo fa evincere delle pesanti responsabilità politiche, quella sinistra che spesso vuole dare patenti di onestà e legalità. Purtroppo il centro destra non è meglio. In carcere sono finite sei persone, avrebbero organizzato finte operazioni bancarie per un valore di 38 milioni di euro, realizzate con 124 bonifici per far risultare delle forniture fittizie nel tentativo di ottenere finanziamenti pubblici per 22 milioni di euro, parte di un'erogazione di fondi pubblici che doveva ammontare a complessivi 160 milioni di euro. Sono finiti agli arresti il commercialista Luigi Giangrande, 50 anni, residente a Lusciano, già presidente del consiglio di amministrazione del consorzio Impreco, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reato contestato anche ad Achille Pagano, 59 anni, di Aversa, amministratore della Cogepi Spa; Leonardo Marzocchi, 45 anni, di Teverola amministratore della Edil Marzocchi; Umberto Colonna, di Napoli, residente a Roma, già dirigente della filiale di Largo Amico del Banco Napoli di Caserta l'uomo che dall'interno della banca avrebbe aiutato a simulare le operazioni bancarie; Domenico Di Martino, 53 anni, amministratore della Cogedim e Emilio Di Martino, 80 anni, padre di Domenico ed entrambi di Casaluce, l’unico a beneficiare degli arresti domiciliari a causa dell'età. A far scoprire tutto è stata la segnalazione di un funzionario del San Paolo Banco di Napoli al Servizio Ispettivo interno, avviata dopo la richiesta di svincolo della fideiussione dell’ingente somma di danaro. La magistratura ha disposto l'obbligo di dimora per i titolari di vari calzaturifici che sorgono nell'area industriale di Gricignano d'Aversa e Carinaro: Felice Gravino (Calzaturificio Gravino), Agostino Virgilio (Gi.Vi.), Vittorio Martire (Pavimar), Raffaele Concione (Coraf), Clelia Marinaro (Brecos), Giovanna Laudante (Bluink), Amodio Lecce (Italian Shoes), Angelo Di Martino (Dimagraf), Monica Fedele (Calzaturificio Europa) tutti residenti tra Aversa, San Marcellino e Carinaro, Ciro De Lucia, di Napoli (Masconf); Gennaro D’Ambrosio, di Caivano (Canali Srl); Gennaro Cassandro, di Qualiano (Prima Stagione); Nicola Vitale, di Varese (Tessil Saurer); Gennaro D’Alessandro, di Napoli (Vindal), Pasquale Mangiapia, di Pozzuoli (Carton Varz), Vincenzo Mazzola, di Casavatore (Global Corporation),; Raffaele D’Angelo, di Lusciano (Merif Pellami); Andrea Mazzella, di Napoli (Palmarola); Maria Rosaria Illiano, di Bacoli (Gruppo Margi) e Giuseppe Giusti, di Frattamggiore (Calzaturificio Liverpool). Per insediare le imprese aderenti al Consorzio Impre.co furono forzatamente espropriati dei terreni ai contadini della zona, della terrà che poteva produrre eccellenze agroalimentari ed incrementare un filiera del gusto e del buon mangiare è stata tolta a forza ai proprietari per fare quello che sta emergendo, questi sono i politicanti che ci ritroviamo. Successivamente la procedura adottata dal Consorzio Impre.co per espropriare i fondi di Gricignano per realizzare il cosiddetto Polo della Moda “Impreco” è stata dichiarata illegittima, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali alcune parti delle relative leggi regionali emesse ad hoc per compiere lo scippo. A sollevare la questione dinnanzi alla suprema corte era stato il Consiglio di Stato, davanti al quale era arrivata il contenzioso avviato dai proprietari dei fondi contro l'Asi, la Regione e Impreco, tre soggetti che avevano già avuto torto in primo grado davanti al Tar. In merito alle attività di Impre.co ci fu anche un'interrogazione parlamentare del senatore Coronella (An), in merito alla quale ci fu la risposta del Viceministro allo Svipluppo Economico Sergio D’Antoni, che così recitava: “Il 14 luglio 2006 venivano emessi due decreti di revoca dei finanziamenti a carico di due aziende del Polo della Moda situate sul territorio di Carinaro. Il successivo 20 luglio, la Guardia di Finanza avviava accertamenti per 22 società consorziate con l’accusa di truffa ai danni dello Stato. Sulla scorta dei verbali delle Fiamme Gialle, il ministero dava inizio alla procedura di revoca dei finanziamenti per 21 delle 22 società sotto indagine (per una si era già provveduto alla revoca il 14 luglio). Il 19 settembre le 21 aziende trasmettevano le proprie controdeduzioni alla Guardia di Finanza per le conclusioni di competenza, delle quali si è in attesa. Le opere dovevano terminare entro il 31 dicembre 2003, poi, per via di proroghe richieste dalle società consorziate, entro il 31 gennaio 2007, ma la scadenza non è stata rispettata. Relativamente alla validità delle leggi regionali che hanno consentito gli espropri dei terreni interessati, si attende il giudizio della Corte Costituzionale (che poi è arrivato ndr)”.
corriereaversagiugliano scritto da s.p.

giovedì 25 ottobre 2007

Bettamio: per il governo due giorni di fallimento totale, esecutivo da incubo

"Per il governo e la maggioranza e’ stata una due giorni di fallimento totale: prima la Commissione Vigilanza che sfiducia il Presidente della Rai, uomo di centrosinistra, poi la debacle di oggi in Senato sono fatti eloquenti dello stato comatoso in cui versa la coalizione di maggioranza". Lo ha affermato il senatore Giampaolo Bettamio, coordinatore di Forza Italia per l’Emilia Romagna. "E’ apprezzabile constatare come, in entrambi i casi il voto del senatore Francesco Storace e del suo gruppo sia stato importante. A questo punto si rende sempre piu’ necessario un cammino compatto per la condivisione di un fondamentale obiettivo: il termine di questa esperienza di governo da incubo".

venerdì 5 ottobre 2007

I TAGLI DEL GOVERNO? SOLO ALLA SICUREZZA


Non mi meraviglierei se presto anche ai poliziotti che, per meno di 1000 euro al mese, rischiano la pelle, venisse voglia di andare in piazza come Beppe Grillo. Le solite esagerazioni di chi vuole attaccare questo Governo? No, non si tratta di pregiudizi. I fatti li ha spiegati ieri Filippo Saltamartini, poliziotto del Sap (uno dei sindacati degli agenti): «Due mesi fa ci siamo tassati per ricomprare le scarpe ai colleghi di alcune questure in Sardegna. Le avevano sfondate e l'amministrazione non aveva i soldi per ripararle». E poi, rimostranze su volanti da rottamare, etilometri inutilizzabili, divise ordinate per risparmiare in Romania e confezionate con la scritta "Polizzia" (sì, una zeta in più). Per non parlare di poligoni fantasma, lumi massacranti retribuiti con qualche euro di straordinario. Nuove armi? No, perché, prima di consegnarle i fornitori chiedono di saldare fatture arretrate.
Ma c'è di mezzo anche il rinnovo del contratto (420 mila dipendenti della Pubblica sicurezza), per il quale l'amministrazione si è detta disposta a concedere un aumento di circa 8 euro netti al mese. Buoni per due chili e mezzo di pane. Eppure pochi mesi fa è stato siglato il nuovo contratto dei dipendenti pubblici, a questi tre milioni di impiegati è stato concesso un aumento di circa 100 euro al mese. A me sembra che l'ottusità di questo Governo abbia superato ogni limite. Ma è solo incapacità di vedere e affrontare i problemi per quel che realmente sono o c'è anche dell'altro? Le due cose insieme. Da un lato, la Tesoreria di Stato non ha esitato a tagliare, per il 2007, fondi per un miliardo di euro al ministero dell'interno, con la motivazione di un bilancio pubblico da risanare. Dall'altro lato ci sono partiti di questa coalizione che hanno un'idea esplicitamente "antagonista" per la sicurezza. Preferiscono invocare i diritti di chi delinque piuttosto che provvedere alle necessità di chi garantisce l'ordine pubblico.
D'altronde non aumentare la rete e le strutture di controllo per costoro è un vantaggio: altrimenti si potrebbero limitare gli eccessi delle manifestazioni di piazza, comprese quelle di no global e affini. E su questa scia si è andati anche oltre. Come ha fatto il ministro Ferrero, proponendo addirittura una legge che prevede il libero ingresso e soggiorno in Italia anche per gli immigrati clandestini. Con il risultato che sapete. Nel giro di pochi mesi, non solo il loro numero si è quadruplicato, ma è aumentata in misura esponenziale la presenza di organizzazioni e bande criminali straniere che ormai, anche per una manciata di euro, ammazzano chiunque. Fanno tenerezza gli annunci di Veltroni che, per cercare alla disperata di riguadagnare un po' di consensi, promettono di cambiare politica. Ma dov'erano quando questo governo ha deciso di tagliare i fondi alla polizia e di aprire le porte ai clandestini? Gli italiani hanno buona memoria. E lo dimostrano nei sondaggi - su questo ormai monocordi - dai quali viene una sola richiesta: basta con questo Governo!

Camera, Senato e Quirinale costeranno 53 milioni in più


Roma. Non sono riusciti a risparmiare alla Camera, e si sapeva. Neppure al Senato, anche questo è stato detto. Ma la parola tagli è impossibile da pronunciare anche al Quirinale, a palazzo Chigi e in tutti gli altri organi di governo. E’ quanto emerge dalle tabelle allegate alla finanziaria sui costi dei «palazzi» e anticipate ieri dal quotidiano Italia Oggi. Dai bilanci interni delle istituzioni dello Stato risulta che le promesse sul risparmio dei costi della politica sono solo sogni.

Il funzionamento degli organi costituzionali costerà il prossimo anno ai cittadini 3,23 miliardi di euro, con un aumento, nel 2008, di oltre 121 milioni di euro: in percentuale, corrisponde al + 4%. Sfiora il 3% l’innalzamento di spesa alla Camera, è superiore al 4% quello di palazzo Chigi: Romano Prodi ha aumentato il budget di quasi 32 milioni di euro per il 2008. Camera, Senato e Quirinale insieme totalizzano quasi la metà degli aumenti complessivi degli organi costituzionali per il prossimo anno (53,3 milioni di euro). Questi tre palazzi costeranno ai cittadini nel 2008 quasi 2 miliardi di euro, di cui la metà solo Montecitorio.

La presidenza del Consiglio, come detto, spenderà di più, per un totale che supererà i 687 milioni di euro. Pare che nessuna istituzione sia riuscita a dare il buon esempio per l’anno prossimo nonostante i molti annunci pubblici. Secondo questi dati, né Franco Marini, né Fausto Bertinotti, o Prodi, o il presidente Napolitano, sono riusciti a risparmiare nei preventivi di spesa.

E gli aumenti interesseranno a pioggia anche gli altri organi centrali: nel 2008 ci sarà un aumento medio dei costi di funzionamento per la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della magistratura, il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro di circa il 7%.

La spesa non riducibile dei «palazzi» dipende dai costi fissi del personale, ripetevano ieri alcuni senatori di entrambi gli schieramenti commentando questi dati: finché non ci saranno tagli al numero dei dipendenti, i costi non si potranno abbassare. Ma i bilanci nel dettaglio mostrano ben altre anomalie: recentemente alla Camera l’opposizione ha sollevato lo spreco dei gruppi parlamentari in deroga, creati nel 2006 con una spesa aggiuntiva per Montecitorio che supera i 15 milioni di euro. E in Senato il 2007 non era stato un anno all’insegna del risparmio, con un aumento delle retribuzioni dei senatori in carica di oltre il 4% e delle indennità di quelli in pensione di più del 3%. Nel bilancio di previsione per il quinquennio a palazzo Madama i senatori questori hanno scritto che vi sarà «l’impegno preciso» di ridurre il personale del 5%. Ma intanto si spendono quasi 33mila euro l’anno per calze e collant dei dipendenti.Al Quirinale, poi, non è bastato ridurre il numero delle forze di polizia, da 1086 a 1038.
(il giornale)

giovedì 4 ottobre 2007

Inaugurato il Circolo della Libertà


Come nelle previsioni, c'è stata grande partecipazione per l'inaugurazione del Circolo della Libertà di Gricignano, tenutasi domenica 30 settembre u.s. nella sede dell'associazione sita in piazza Municipio n. 10.
Dopo il doveroso benvenuto agli ospiti, da parte dei soci e del Presidente Sebastiano Della Gatta che ha illustrato, per l'occasione, le motivazioni che hanno portato alla nascita del Circolo di Gricignano e i punti cardini del movimento nazionale, hanno preso la parola, nell'ordine, l'on. Riccardo Ventre (Europarlamentare di F.I.) e Marcello Di Caterina (Coordinatore Regionale dei Circoli della Libertà in Campania). Erano presenti, inoltre, i rappresentanti dei Partiti politici cittadini, delle associazioni, i presidenti dei Circoli della Libertà dell'agro aversano e numerosi cittadini.

Meeting nazionale dei Circoli della Libertà

venerdì 28 settembre 2007

I NOSTRI GIOVANI SONO I VERI CLANDESTINI


Ecco i clandestini che dovrebbero essere regolarizzati! Sono i giovani italiani, i nostri figli e fratelli, che vivono tra noi come stranieri. E non per loro scelta. Si sentono estranei in questo Paese, spettatori o vittime della vita che si trovano apparecchiata. Non protagonisti. I risultati del sondaggio che oggi pubblichiamo dovrebbero indurre a qualche seria riflessione. Anche se qualcuno subito dirà: ma che novità è quella di sapere che il 69% dei giovani non ha oggi un buon rapporto con la società che li circonda? Notizia vecchia, anzi trita e ritrita. Passiamo oltre? No, io non credo che si possa liquidare così il problema. A me che non ho ancora quarant'anni questo sondaggio fa ghiacciare il sangue nelle vene. Le emergenze del Paese non sono solo quelle che riguardano l'economia o i conti pubblici. E la questione giovanile è oggi dimenticata. Spenti i riflettori dell'ideologia, sembra che i giovani italiani non siano più un problema di nessuno. Eppure è come se la maggior parte di questi giovani trascurati e non capiti - questo è appunto il senso delle loro risposte - vivesse in un altro fuso orario o addirittura in un altro pianeta. Tutti lo sanno, tutti lo sentono, tutti si allarmano per le stragi del sabato sera, per la diffusione delle droghe e per gli episodi di bullismo e di violenza quotidiana. E poi? Tutti di nuovo si immergono nel tran tran quotidiano che non dà tregua e toglie anche la voglia di pensare a quel che accade. E a quel che si può cambiare. Scorreteli, invece, i dati di questo sondaggio, soppesateli e valutateli nel giusto modo e avrete all'improvviso davanti agli occhi lo squarcio di una realtà che non è fatta né di marziani né di fantasmi. Si tratta invece di coloro cui spetterà domani la responsabilità di guidare questa società e magari, se ne saranno capaci, anche di cambiarla, migliorandola un poco, visto che, in quella attuale, oggi essi vivono malamente, come estranei. A noi spetta oggi una responsabilità "non trasferibile". Non solo. A volte ci capita di guardare con stupore alle platee di giovani e giovanissimi che si ritrovano sotto il palco di un predicatore o di una rock star. E non riusciamo a capire perché. Siamo solo capaci di scandalizzarci se in loro, nei giovani italiani, vediamo gonfiarsi le vele di quell'antipolitica. Ancora una volta chi governa ha un dovere in più. Oneri e onori di chi si assume ruoli pubblici. Il 79% dei giovani intervistati - e addirittura l'81% delle ragazze - accusa oggi apertamente l'attuale Governo di non aver fatto nulla, proprio nulla in tema di politiche di sostegno per i giovani. Allora sarà bene che questa sinistra, arrogante come pochi altri, quando si tratta di esporre idee di grandi riforme proiettate verso il futuro, si guardi bene allo specchio e cominci a riflettere su quale sia veramente la sua identità. E la sua capacità di rappresentare la gente comune. Un altro esempio? L'80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni dichiara di volere un sindacato che finalmente tuteli davvero i loro interessi. Ma allora le tre grandi confederazioni sindacali, e soprattutto la Cgil, quali interessi stanno, invece, tutelando? Ecco, appunto, si vede che i loro "protetti", i loro "garantiti", lo zoccolo duro dei loro iscritti stanno altrove, pensionati e pensionandi in gran numero. Certo, li coccolano con tanta insistenza perché, se anche loro si decidessero, per qualche valido motivo, a stracciare la tessera, la Cgil rischierebbe di diventare una scatola vuota; tanti lustrini fuori ma niente dentro. Ma questo problema, in fondo, ci interessa poco, perché se questi sindacati hanno deciso di guardare indietro anziché avanti è solo affar loro. Peccato per la loro storia tradita, peccato per quello che potrebbero fare, ma non fanno. Tuttavia, facciano pure, tanto arriverà chi saprà fare sindacato in un modo diverso e meglio di loro. Lo stesso potremmo dire per questa sinistra incapace di capire la società che vorrebbe governare. L'autorevolezza dell'istituto che ha condotto il nostro sondaggio rassicura tutti sul fatto che nulla è stato pilotato. Il giudizio che esce dall'opinione dei giovani italiani è duro e crudo; ma soprattutto sincero. E per questa politica della sinistra italiana si tratta dell'ennesima sonora bocciatura. Ci interessa però guardare avanti. Non al presente che delude, ma al futuro che soprattutto i giovani chiedono. Vogliamo guardare a un'altra politica, quella che crede nei valori fondanti della libertà e del merito, gli unici strumenti in grado di offrire possibilità ai giovani. Guardiamo alla politica che lavora per il rinnovamento e per lo sviluppo di questa società. Si badi bene che i giovani - il sondaggio dice anche questo - credono ancora e fortemente nella democrazia e nei valori della famiglia, ma non sanno che farsene di Istituzioni, di politiche, di apparati e di consorterie nelle quali ormai stentano a riconoscersi. Cosa deve pensare, ad esempio, un giovane che non riesce a mettere insieme ogni mese nemmeno i soldi per l'affitto, quando legge sui giornali statistiche e resoconti sui costi esorbitanti dei palazzi della politica e del nostro apparato pubblico? Ovviamente il peggio del peggio. E poi ci si meraviglia che, in questa società, egli si muova ormai come un corpo estraneo, neanche fosse anche lui un clandestino.
(MVB Presidente Naz.Circolo della Libertà)

Prodi si schianta pure sul codice stradale


Roma - Ormai è un bollettino di guerra, non stupisce più che il governo vada sotto in Parlamento, se non fosse che ora scivola pure alla Camera dove conta una maggioranza schiacciante, al contrario del Senato dove è appeso ad un filo. Tant’è che ieri il governo è stato battuto a Montecitorio su un emendamento alla sicurezza stradale, col voto della Rosa nel Pugno che aveva firmato la modifica e quello dell’Udeur che è risultato determinante. Clemente Mastella ha subito giustificato con l’«errore tecnico» dei suoi deputati rinnovando la «piena fiducia» in Romano Prodi; e poiché è uomo d’onore merita fede, comeinsegna Shakespeare. L’«incidente» però, manifesta ugualmente la fibrillazione nel centrosinistra, accelerata al parossismo e paralizzante per l’azione di governo. La verità è che s’agitano numerosi attentatori alla vita (politica, s’intende) di Romano Prodi. C’è il gioco del cerino nella maggioranza: molti vogliono la caduta del premier ma ognuno manovra perché siano gli altri a pugnalarlo. Manca un Bruto che dia dignità all’operazione. Ma il cerino si sta consumandovelocemente, potrebbe spegnersi oggi sulla finanziaria, presto sul revival del caso Visco, anche a sorpresa su un codicillo per il ritiro della patente. La notizia concreta è che il decreto estivo per arginare gli ubriachi al volante che insanguinano le strade, decadrà se entro il 3 ottobre il Senato non recepisce le modifiche apportate dalla Camera. L’ultima è appunto di ieri mattina, quando con parere contrario del governo è passato - con 234 voti contro 217 - un emendamento targato Rnp che abbassa da tre ad un anno il divieto per i neopatentati di guidare cilindrate superiori ai 50 kw. Confusione e tumulti in aula, applausi dell’opposizione, sconforto sui banchi del governo nel vedere l’infezione ormai virulenta a Palazzo Madama diffondersi anche a Montecitorio. Il dipietrista Fabio Evangelisti ha lestamente tuonato che «i fatti parlano chiaro, i numeri ancora di più, e dimostrano chi sono i veri attentatori del governo Prodi: 14 deputati della Rosa nel Pugno, 8 dell’Udeur e una dei Verdi», nella fattispecie Tana de Zulueta che ha detto anch’ella d’essersi «sbagliata». Fabris invoca «l’errore tecnico di comunicazione », spiegando che l’Udeur in commissione era convinta del sì governativo a quell’emendamento, dunque va respinta «categoricamente ogni strumentalizzazione ». Mastella gli dà manforte: «Io ho la voce rauca, non possa dare ordini. E comunque, non avrei mai dato un ordine così». Passino gli «errori», ma non vi sembra che tutto cada in pezzi, quando pure radicali e socialisti se ne impipano delle indicazioni governative? Tonino Di Pietro, additato come il prossimo giustiziere del viceministro Visco (col placet di Prodi, oltretutto), rifiuta ogni solidarietà a Mastella e fa dire ai suoi che a voler la fine del governo è proprio il ministro di Ceppaloni. Walter Veltroni ammonisce l’ala estrema dell’alleanza a non tirar la corda,ma appena incoronato leader del Partito democratico non gli resterà che aspirare a Palazzo Chigi. Mastella replica a Di Pietro chiedendogli di «fare outing: io ho sempre girato in Fiat e mai in Mercedes, come può dire che non sa come siano fatti i voli di Stato?» E ribadendo che non sarà lui «il Pietro Micca della situazione», non accenderà il detonatore su cui è adagiato Prodi, mandaFabris ad avvertire la sinistra, in particolare il segretario del Prc Franco Giordano, bollando come «inaccettabile» l’eventualità che oggi il ministro Ferrero si astenga in Consiglio dei ministri: «Se non dovesse risultare l’unanimità, dovremo invitare Prodi a prendere atto che la maggioranzanon c’è». Perché «inaccettabile » adesso, quanto sopportato l’anno scorso? «Perché la sinistra non può pensare di rifare il giochino dell’anno scorso», risponde Fabris, «stavolta al Senato c’è Dini pronto a far cascare tutto». Sì, il cerino gira vorticosamente. E ieri sera Prodi ha avvertito la sinistra che nella finanziaria non c’è spazio per le loro richieste, mentre gli industriali avranno sconti. Se non siamo alle Idi di marzo...
(di Gianni Pennacchi - il giornale)

giovedì 27 settembre 2007

"Attaccano me per fare fuori Prodi"


Roma - Seduto su un divanetto del Transatlantico il ministro Clemente Mastella (nella foto) è a dir poco furibondo. Ce l’ha con Giovanni Floris, il conduttore di Ballarò, che il giorno prima l’ha ospitato in una trasmissione che lui considera una trappola. Mastella vuole sfidare Floris quasi a duello: «Allora: lui stamattina mi ha chiamato, e io l’ho mandato affanculo! Scrivetelo bene, mi raccomando. Non A quel paese, che non si capisce bene, ma proprio affanculo! E posso spiegare perchè». Con i chiari di luna di questi giorni, uno scontro di questa portata tra il conduttore della più importante trasmissione informativa di Raitre (che risponde citando domande scomode fatte a molti politici da D’Alema a Fini) non può essere considerato come una semplice scaramuccia. Ma può diventare una spia, persino uno dei possibili fattori che rivelano che c’è aria di crisi nella maggioranza. Se non altro perchè il ministro della Giustizia ne è convinto: «Dài, è chiaro! Questo è un tentativo di fottere Prodi! Mi pare così evidente!».

Ministro, ricominciamo da capo. Perchè ce l’ha con Floris?

«Perchèèè? Ma lei l’ha visto il programma, scusi?».

L’ho visto. Ma lei sapeva che si sarebbe trovato sotto torchio, no?

«Senta, io non mi sono mai tirato indietro su nulla chiaro? Floris mi aveva detto: “Dai, vieni: parliamo di finanziaria”, di politica... e vabbè».

Non è che uno come lei voleva l’elenco delle domande per prepararsi, giusto?

«Noooo! Dico anche che una domanda sul viaggio in aereo ci poteva stare, era legittima, me l’aspettavo».

E allora?

«Allora? Ma lei si rende conto? Mi hanno fatto attaccare da un comico, e fin lì ci potevo stare».

Lei era già arrabbiato per questo.

«No, ripeto, il comico fa il suo mestiere. Ma se la moglie di Crozza fa la comica, non capisco perchè la mia non possa fare politica».

Una buona battuta.

«La verità: perchè la moglie di Crozza quello fa di mestiere. Poi però mi hanno attaccato su tutto. Su tutto. Sui miei figli! Su mia moglie! Sul viaggio in aereo! Sulla casa! Sui soldi! Persino sulla fidanzata che non ho!».

Non se l’aspettava...

«Ma vede, il problema non è se Mastella se lo aspetta o meno. Il problema è che io sfido Floris a portare nella prossima tramissione una sintesi di tutto quello che lui ha fatto in televisione dall’assunzione in Rai a oggi».

E poi?

«E poi, se c’è uno, dico un solo politico a cui lui abbia riservato il trattamento che ha riservato a me, se mi dimostra con prova filmata che solo una volta ha aggredito con dieci domande sulla vita privata, sui soldi, sui parenti, sulle amanti uno solo degli ospiti che ha avuto, da Massimo D’Alema a Giulio Tremonti...».

Se succede lei cosa fa?

«Allora io stesso gli dico bravo e gli vado ad appuntare sul petto la palma del nuovo Cronkite».

Mi pare che lei sia convinto che questo non accadrà...

«Ma andiamo! Quando mai si è vista a Ballarò, una puntata come quella dove ero ospite? Siccome non l’ha mai fatto, se non con me, io chiamerò Floris per quel che davvero è: un farabutto».

Non rischi la querela.

«No, scriva bene: fa-ra-but-to! Anche perchè non è un caso».

Cosa, la puntata di Ballarò?

«Ma certo. Qui vogliono fare secco Prodi. È così facile».

Ma cosa c’entra Ballarò?

«C’entra, c’entra... Perchè l’idea che qualcuno si è fatto è: facciamo fuori Mastella, così poi salta tutto».

Ma non penserà che questo sia un progetto di Floris!

«Lasci perdere, che chi deve capire capisce. Qui hanno in mente un piano molto chiaro. Sparare sull’Udeur, far cadere Prodi, e poi infilare dentro un governicchio di otto mesi, per... far passare il tempo».

Passare il tempo?

«Sì, il tempo. Così poi fanno fuori questo qui (Prodi, ndr) e quello là (Berlusconi, ndr)».

Lo pensa davvero?

«Sono loro, che lo pensano, non io. Peccato che quel farabutto di Floris abbia ottenuto l’effetto opposto. È da stamattina che mi chiamano».

Per dirle cosa?

«Che quella era una trappolona! E che se prima avevo otto voti da domani grazie a Ballarò ne avrò dieci».

(di Luca Telese - giovedì 27 settembre 2007)

mercoledì 26 settembre 2007

INAUGURAZIONE CIRCOLO DELLA LIBERTA'




Domenica 30 settembre 2007, alle ore 11.00 circa, a Gricignano di Aversa, piazza
Municipio n.10, ci sarà l'inaugurazione ufficiale del Circolo della Libertà.
Interverranno per l'occasione: il Coordinatore Regionale dei Circoli dott. Marcello
Di Caterina e l'Europarlamentare di F.I. on. Riccardo Ventre.

Siamo più poveri, ecco le prove



Roma - In un anno il reddito netto disponibile di chi è intorno ai 20 mila euro è sceso del 5,32% se non ha figli, del 5,45% se è sposato e ne ha uno a carico, del 5,88% se ne ha due. Il dato emerge in uno studio commissionato da Il Giornale a un gruppo di economisti.

I risultati sono stati ottenuti incrociando le tabelle della finanziaria 2007 per i calcoli fiscali (manca, però, l’impatto prodotto dalle addizionali locali), gli aumenti dei prezzi rilevati dall’Adusbef (rielaborati in funzione dei diversi panieri dei prezzi a seconda del reddito, e divisi fra prezzi di beni «essenziali», «necessari» e «voluttuari»), il livello di indebitamento delle famiglie della Banca d’Italia. Ad analoghe conclusioni - cifra più cifra meno - arrivano analisi compiute dai principali centri studi pubblici e privati (sindacati e organizzazioni imprenditoriali compresi).

Negli ultimi dodici mesi un contribuente con un reddito lordo di 20 mila euro ha assistito a una riduzione del reddito disponibile di 786 euro all’anno se single; di 875 euro se con moglie e figli a carico; di 983 euro se con due figli. Da notare che questi valori riguardano calcoli da cui sono escluse le spese voluttuarie. E nonostante l’esclusione delle variazione di prezzi di ristoranti, alberghi e tempo libero, il reddito netto disponibile finiva al 20° giorno del mese nel 2006; mentre nel 2007 finisce al 19° giorno.

Non a caso, i dati della Banca d’Italia mostrano come sia in crescita continua il livello di indebitamento delle famiglie. Dato prodotto sia dall’aumento dei tassi sui mutui, ma anche da come le famiglie con basso reddito erodono i risparmi per arrivare a fine mese. Negli ultimi dodici mesi il fenomeno ha registrato un’accelerazione.

L’impoverimento è arrivato nonostante una legge finanziaria che ha aumentato il reddito disponibile (sempre per questa fascia di contribuenti) per 47 euro l’anno (single); per 124 euro (con moglie e un figlio a carico); per 133 euro (con due figli a carico).

Diversa, ma ugualmente negativa, la situazione del reddito netto disponibile se si prendono in esame altre fasce di reddito. Per esempio, un single con 40mila euro l’anno ha visto, in dodici mesi, ridursi il proprio potere d’acquisto del 3,22%. Se, con lo stesso reddito, si hanno moglie e un figlio a carico la riduzione è del 3,40%. Se il contribuente ha moglie e due figli a carico, sale al 3,72%. E sempre senza considerare le spese voluttuarie, come una pizza, un cinema, un teatro. In caso contrario (cioè, con spese voluttuarie) la riduzione del reddito netto disponibile è - per per tre categorie familiari - del 3,36, del 3,71, del 4,12%.

Questo contribuente, in compenso, riesce ad arrivare a fine mese. Anzi, riesce anche ad accantonare qualcosa. Ad eccezione di chi ha moglie e due figli a carico. Nel 2006 il reddito mensile arrivava al 29° giorno. Ora arriva al 27°: giorno tradizionale di paga. In qualunque caso, il potere d’acquisto di questa categoria è sceso in un anno fra i 70 e gli 88 euro al mese, anche a causa della riforma Irpef prevista dalla finanziaria 2007.

Intorno ai 40mila euro, infatti, il nuovo profilo fiscale sulle persone fisiche ha comportato un aumento del carico tributario compreso fra i 14 ed i 446 euro l’anno, a seconda della condizione familiare.

E ora passiamo ai «ricchi», o presunti tali; cioè, quei contribuenti che dichiarano redditi lordi per 60mila euro l’anno. Costoro in un anno hanno pagato più Irpef per 475 euro (il single), 629 se ha moglie e figlio a carico, 741 euro se ha due figli. Considerata la dinamica dei prezzi e delle tariffe negli ultimi dodici mesi, il loro reddito netto (a questi livelli, si possono permettere spese voluttuarie) si è ridotto di 1.345 euro l’anno per il single; di 1.363 euro per chi ha moglie e figli; di 1.468 euro con due figli. Vale a dire, del 3,62%, del 3,58%, del 3,80%, a seconda della composizione familiare.

Da notare che il contribuente con 20mila euro di reddito ha subito, invece, in un anno un taglio del potere d’acquisto superiore al 5%. Se vengono prese in considerazione anche le spese voluttuarie, il taglio arriva a sfiorare il 6%.
( da il giornale 26.09.2007)

IL GOVERNO AFFONDERÀ NELLE SPESE DELLA FINANZIARIA


Per capire quale incredibile pasticcio potrà essere la prossima finanziaria, bisogna raccontare l'incredibile storia del piano di tagli della spesa dei ministeri e degli apparati pubblici che Tommaso Padoa-Schioppa aveva programmato per far quadrare i conti. Ma dopo due mesi di tira e molla, non gli è rimasto in mano nulla. È ai primi di luglio che Tps quasi minaccia i suoi colleghi ministri: «Guardate che o qui si taglia con la scure, o si va allo sfascio, visto che in soli quattro mesi non solo non è stato risparmiato niente, ma la spesa si è gonfiata addirittura di un altro l2,5%». E tutti sornioni a rispondergli «si, hai ragione, ti accontentiamo». Difatti a fine agosto arriva la risposta dei responsabili dei dicasteri; una documentazione che, da un lato, prevede una previsione di spesa complessiva che supera ormai i 24 miliardi ma, dall'altro, anche tagli per 5,5 miliardi. Tps è soddisfatto. Ma diffidente, visti i precedenti. E passa le carte al vaglio dei tecnici del Tesoro. Arriva la doccia fredda: ma quali tagli. Qui al massimo si risparmiano, se va bene, 600 milioni perché, per il resto, i tagli sono soltanto giochi e alchimie contabili: c'è chi propone - e non è proprio possibile - di usare la spesa in conto capitale per la gestione corrente, chi si illude di trovare ipotetiche coperture sul bilancio tendenziale. E poi c'è chi ancora - estrema sinistra in prima fila - preme perché si aumentino le risorse: mettendo nuove tasse su Bot e rendite finanziarie. Anche dagli enti locali si è risposto sostanzialmente picche, salvo poche eccezioni, alla proposta di tagliare, in modo congruo, strutture e numero dei consiglieri dei Cda dette public utility. E va ancora peggio sul versante delle istituzioni perché, nonostante tutto il cancan fatto dai giornali sulla casta e dintorni, la Camera dei Deputati ha appena approvata, come nulla fosse, un bilancio che aumenta le sue già spropositate spese di mantenimento.
E cosi è arrivato il momento di tirare le somme. Per mantenere l'indice di crescita programmato nel Dpef e far fronte a tutti gli impegni assunti e già, in gran parte, sottoscritti, occorre mettere sul piatto almeno altri 30 miliardi di euro. Di sicuri, in cassa, ce ne sono 8, quelli dell'extragettito che, per il 90%, vengono dalle nuove tasse della finanziaria 2007. E gli altri 22? Per ora non se ne sa nulla, perché i conteggi che sono stati fatti, dicono i tecnici, sono ancora virtuali. Ed è questa la ragione che ha spinto ministri come Mastella e Di Pietro e senatori di rango come Lamberto Dini a fare un precipitoso passo indietro. Prendendo a pretesto il caso Rai, di cui a loro credo non importi poi così tanto, hanno chiesto una sostanziale verifica di governo. D'altronde, giorno dopo giorno, la coalizione affonda nella palude delle sue sempre più vistose contraddizioni. E rischia di mandare al massacro soprattutto chi ancora cerca di ragionare coi piedi per terra. Le ipotesi ormai sono due. Prima: i centristi e anche alcuni esponenti del costituendo Pd, sempre più angosciati per i sondaggi, fanno fare a Prodi un'altra finanziaria da salasso, in modo da trovare poi una più che valida giustificazione per mandarlo a casa. Seconda: un rimpasto, che è poi l'idea suggerita dal povero Fassino, ex leader alla ricerca di un nuovo ruolo. Ma forse, per realizzare questa seconda ipotesi, è ormai un po' troppo tardi. Gli elettori, sempre che la loro opinione conti ancora qualcosa alla banda di Prodi, non ne vogliono sapere di una nuova edizione dell'Esecutivo che hanno avuto modo di apprezzare. Rappezzare, in qualche modo, l'enorme buco di credibilità aperto da questa politica non pare loro proprio più possibile.

MVB Presidente Ass.Naz. CdL

lunedì 24 settembre 2007

NUOVO SONDAGGIO SU: ITALIANI E MOSCHEE



Gli italiani non vogliono nuove moschee in Italia e ritengono l'immigrazione islamica un problema per le nostre tradizioni e la nostra cultura. Lo afferma un sondaggio svolto da Public Affairs per "Il Giornale della Libertà", in edicola con "Il Giornale". Il 62 % degli intervistati ritiene un problema l'apertura delle moschee nel Bel paese per due ordini di motivi: primo perché non condannano il terrorismo (19%), secondo perché non sono controllate dalla polizia (26%).

Chi frequenta queste moschee, il più delle volte coltiva una cultura troppo diversa dalla nostra. Il 65% degli intervistati reputa l'immigrazione islamica un problema per le nostre tradizioni. Sono troppo forti infatti l'intolleranza verso i simboli della nostra religione e della nostra identità (29%), la volontà di non integrarsi (25%), e di non sottoporsi ai necessari controlli di pubblica sicurezza (11%). In questo contesto l'invito rivolto dal Ministro Paolo Ferrero agli immigrati di far valere i propri diritti ricorrendo anche a manifestazioni pubbliche viene bocciato dal 58% degli italiani, che lo bollano come un atto irresponsabile (19%) e come la conferma di un atteggiamento troppo permissivo di questo governo nei confronti dell'immigrazione (39%).

venerdì 21 settembre 2007

PRIMA CONVENTION DEI CIRCOLI DELLA LIBERTÀ


«Dicono che Berlusconi mi ha imposto lo stop. Ma figuriamoci. Non mi pare proprio». Michela Vittoria Brambilla da qualche giorno sta zitta. Parla poco, centellina le dichiarazioni. Chi pensa che se ne stia ferma con le mano in mano, sbaglia. La presidente dei Circoli delle Libertà sta lavorando in silenzio alla manifestazione del 6 ottobre, la prima convention della creatura berlusconiana. Sarà una prova di forza. Dopo settimane di ridicolizzazioni sulla sue strutture, battute e battutine, dubbi e perplessità sulla reale consistenza del network della «roscia» (come la chiamano con invidia dentro Forza Italia), sarà la prima volta che si vedrà il popolo dei Circoli. «Hanno detto che era stata prevista a Courmayeur, anche voi del Tempo l'avete scritto. Ma quando mai», racconta la Brambilla. Che rilancia: «A Courmayeur
c'è solo un palazzetto da duemila posti. Vi pare che posso fare una roba così? E allora darei ragione a quelli che dicono che i miei Circoli sono poca cosa. E invece ci sono, eccome se ci sono. Sono tanti, tantissimi. E crescono ogni giorno».
Niente Valle d'Aosta («Tra l'altro sarebbe stato un problema far venire gente da tutta Italia», racconta la donna politicamente più vicina al Cavaliere), meglio Roma. La convention si farà nella Capitale. Precisamente alla nuova Fiera. La Brambilla ha prenotato un'area da ottomila posti. Ma si sta immaginando qualcosa di più grande, l'obiettivo è toccare quota diecimila. Lei non conferma: «Saremo in tanti».
Berlusconi è gasatissimo. In pubblico va da Forza Italia e ne limita il ruolo. E poi la chiama e le dice: «Vai avanti». Dentro Forza Italia ormai danno i numeri. Appena la Brambilla dice una cosa, fanno a gara a chi ne fa la macchietta. I deputati azzurri girano per il Transatlantico con i ritagli di giornali, fanno capannello, leggono le sue interviste e ne ridono. Ridono, ridono, quanto ne ridono. Anche il Cav se la ride. Si becca le telefonate di protesta dei suoi, tutti, da Tremonti in giù, e se la ride. Quasi tutti. Uno invece ormai si è apertamele schierato con Michela. È Pisanu. Sì, Beppe Pisanu, il democristianone, il difensore del partito tradizionale, l'ex uomo di Zaccagnini. Si sentono al telefono tutti i giorni come due fidanzatini. C'è Claudio Scajòla, un altro ex de, che a Gubbio, alla scuola del partito, l'ha difesa. Poi c'è Frattini, il forzista più fuori dai giochi, uno che fa il vicepresidente della Commissione Europea e certo non è a caccia di un cadreghino, come dice il Cav. Sono un po' di giorni che la Brambilla se ne sta in silenzio. Abbattuta? Macché. Sta preparando la festa del terzo compleanno del figlio e una nuova iniziativa politica sul cui fascicolo c'è scritto top secret. (...) La roscia non si ferma. Va dritto per la sua strada. Se ne frega di quello che scrivono i giornali come gli suggerisce il Grande Capo che a sua volta segue gli insegnamenti di Margaret Tatcher che si faceva fare rassegne stampa solo con articoli positivi. E ora il Giornale della Libertà, e poi la Tv delle Libertà che nei programmi dovrebbe anche allargarsi: il Cav la guarda e si sente ringiovanito di trent'anni, si sente agli albori di Telemilano, si diverte e da suggerimenti. E ora anche lo sbarco tra i giovani, con i Circoli delle Libertà Universitas. Le fanno l'imitazione in tv? E lei se la mette sul sito per farla vedere a tutti. No, la Brambilla non s'è spenta. Ha solo cambiato tattica.
(da Il Tempo 19/09/07)

giovedì 20 settembre 2007

ALL'ITALIA SERVE UN GOVERNO MENO RIDICOLO


Sono giorni che il pallino della politica, sembra nelle mani di Beppe Grillo. Ridicolo. Non per le provocazioni del comico agguerrito, ma per la reazione altalenante che si è vista a sinistra. C'è chi ha cercato di arruolarlo, mostrando di gradire oltre il lecito gli insulti e i (per ora) metaforici calci si sa dove. Chi invece ha provato a esorcizzarlo, dopo essere rimasto sorpreso di non trovarselo al fianco, anzi di vederselo contro invece che dalla sua parte. Qualunque sia la motivazione con cui Grillo ha inscenato questa protesta mediatica, di certo ha colto nel segno di una insoddisfazione che no n ha bisogno di chiose o di commenti. Ma di politica, politica vera. E capacità di governo. L'una e l'altra da un anno e mezzo sono diventate merci introvabili in Italia.
E poi si grida all'antipolitica! Macché! Gli italiani hanno voglia di partecipazione e di politica, ma hanno voglia di cambiare, chiedono un Paese moderno, dove poter ricominciare a contare sulla propria libertà, e non sull'eredità di lobby e corporazioni intoccabili.
L'insofferenza che emerge nel Paese non riguarda tutto e tutti. È indiscutibile che è stato soprattutto questo Governo che ha esasperato un grandissimo numero di cittadini e per due precisi motivi. Primo: perché, massacrandoli di nuove tasse, imposte, gabelle e tariffe, l'Esecutivo di Prodi ha tolto loro non solo la voglia di lavorare, ma soprattutto la speranza di costruire qualcosa di nuovo e di buono. Secondo: perché i progetti di riforma formulati dalla sinistra si sono rivelati soltanto bolle d'aria e tali resteranno a causa dell'ormai comprovata incapacità dei partiti di questa coalizione di trovare su di essi nemmeno uno straccio di intesa.
L'ultima bolla d'aria è di queste ultime ore. Il ministro Nicolais - lo stesso che un anno e mezzo fa aveva detto che la Pubblica amministrazione aveva almeno 500-600mila dipendenti di troppo, senza far nulla di conseguente - si è risvegliato dal torpore. E ha formulato un progetto di ristrutturazione del pubblico impiego che più velleitario, farraginoso e anche costoso di così non avrebbe potuto essere. Il ministro, infatti, per sfoltire i quadri della Pubblica amministrazione vorrebbe imporre o comunque agevolare il prepensionamento di decine di migliaia di dipendenti, riconoscendo ovviamente loro, oltre la liquidazione, anche una congrua buonuscita. E poi conta di assumere un nuovo addetto - mediante concorsi, bontà sua - ogni tre prepensionati.
Siamo alla solita propaganda, pasticciona e inconcludente, E soprattutto onerosa per lo Stato. Quindi per le nostre tasche. Questi prepensionamenti (con tanti soldi di buonuscita) comporterebbero per l'amministrazione pubblica ingenti oneri aggiuntivi che vanificherebbero, per molti anni, ogni piano di reale e congrua riduzione della spesa. E poi, per ogni stipendio in meno, ci sarebbe, per l'Inpdap (l'istituto di previdenza pubblico) cioè sempre per lo Stato, una pensione in più e quasi dello stesso importo. Poi c'è da scommettere che a prepensionarsi sarebbero gli elementi migliori, quelli cioè che, uscendo dall'ufficio pubblico, potrebbero offrire le loro competenze a qualche privato, per arrotondare la pensione e per rimanere produttivi.
Ci sarebbe una via maestra per un Governo che volesse seriamente ristrutturare la pubblica amministrazione: bloccare il turn over in tutte le amministrazioni pubbliche, ad eccezione di quelle più direttamente impegnate in servizi essenziali. Chi va in pensione non viene sostituito. Fino a ridurre l'organico di quel tanto (tantissimo) che oggi è esuberante. Ma si potrebbe anche fare di più, finalmente: ripensare tutti i contratti del pubblico impiego in modo da legarli saldamente - oggi non esiste alcuna norma del genere - alla produttività. Come nel settore privato.
Un'altra iniziativa, rapidissima, si potrebbe intraprendere per dare un segnale: farla finita con ministeri, enti e strutture burocratiche del tutto pletorici. E inutili. No, anzi, utili solo al sottogoverno che deve accontentare una coalizione composta da dieci partiti. Ma ci vuol ben altro Governo e ben altra politica per fare queste cose. Di Prodi, lo dice persino Grillo, il Paese non sa più che farsene. E non c'è niente da ridere.

sabato 11 agosto 2007

SICUREZZA, MAI STATI PEGGIO DI COSÌ









QUESTA VOLTA IL PRESIDENTE NAZIONALE MICHELA VITTORIA BRAMBILLA IN PIENA ESTATE, FA IL PUNTO SULLA SICUREZZA E SU COME GLI ITALIANI AVVERTONO IL FENOMENO.
AL RIGUARDO, MI PERMETTO DI FARE UNA PICCOLA PREFAZIONE ALL'INTERVENTO DEL PRESIDENTE BRAMBILLA, INTANTO PER EVIDENZIARE CHE ANCORA UNA VOLTA HA DELINEATO UN QUADRO DEL TUTTO SOMIGLIANTE ALLA REALTA' DEI FATTI E POI ANCHE PER SOTTOLINEARE CHE LA SICUREZZA PER NOI DEL CIRCOLO DELLA LIBERTA' DI GRICIGNANO RAPPRESENTA UN RIFERIMENTO SU CUI INVESTIREMO TUTTE LE NOSTRE ENERGIE PER TENERE SEMPRE IN ALLERTA GLI ADDETTI AI LAVORI, IN UNA REALTA', QUAL'E' LA NOSTRA, DEFINITA PER LA SUA ORIGINE RURALE "TERRA DI LAVORO" MA DECISAMENTE PIU' CONOSCIUTA, PURTROPPO, COME "TERRA DI CRIMINALITA'". QUI, DOVE IL CONFINE TRA L'ILLEGALITA' E IL VIVERE CIVILE E' SEMPRE PIU RISICATO, DOVE AD ALIMENTARE IL GIA' NUMEROSO ESERCITO DEI SIGNORI DEL CRIMINE, CI PENSANO, COME SE NON BASTASSE, GLI EXTRACOMUNITARI IRREGOLARI CHE SI OFFRONO QUALI PRESTATORI D'OPERA IN UN AMBITO CERTAMENTE PIU' REMUNERATIVO DEL SOLITO LAVORO (DA) "NERO". QUI, DOVE SE DICI "CAVALLO" SI PENSA A QUELLO DI "RITORNO" (ESTORSIONE A SEGUITO DI FURTO D'AUTO) E NON CERTO ALL'INDISPENSABILE AIUTO CHE L'EQUINO HA FORNITO NEI CAMPI. SEMPRE QUI, DOVE IL PRIVATO DOMICILIO RAPPRESENTA FERTILE TERRENO DI CACCIA PER I "TOPI D'APPARTAMENTO" E DOVE LA MAFIA HA CAMBIATO ASPETTO, INVESTENDO CAPITALI IN OGNI DOVE E RICICLANDO ATTRAVERSO AZIENDE DELLE QUALI NON PRETENDE NEANCHE IL CONTROLLO DIRETTO, QUI CARA MICHELA, I CITTADINI LO SENTONO E COME IL PROBLEMA SICUREZZA, MA LA COSA CHE PREOCCUPA DI PIU'IN TUTTO QUESTO, A PARERE MIO, E' L'ASSUEFAZIONE AL PROBLEMA PER CHI VIVE ORAMAI NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE LE COSE NON CAMBIERANNO MAI.

Sebastiano Della Gatta

DI SEGUITO, L'INTERVENTO DI MICHELA VITTORIA BRAMBILLA SUL GIORNALE DELLA LIBERTA'

Si chiama sicurezza il problema che oggi allarma di più gli italiani. In Europa i nostri cittadini sono tra coloro che si sentono meno protetti nelle loro città. Ed è davvero sconcertante che questo Governo, abituato alla lotta, ma solo per garantire la propria sopravvivenza, continui a non avvertire tutta l'importanza che ha la questione. Eppure non c'è sondaggio d'opinione o ricerca sociale che non indichi ormai per tutti questa assoluta priorità. Proprio per tutti, anche per la maggior parte di coloro che malauguratamente hanno votato a sinistra nelle ultime elezioni. La verità è che questo Governo si riempie (e ci riempie) di parole, ma non pare avere la minima idea di quali strategie debbano essere adottate per contrastare una situazione che, sotto il profilo della sicurezza, va purtroppo degenerando, da tutti i punti di vista. Le maggiori carenze si avvertono oggi su almeno tre versanti. Primo: manca un serio ed articolato piano di prevenzione per i reati di cui si rende protagonista la criminalità comune. Secondo: a causa soprattutto dell'esiguità delle risorse messe a loro disposizione, le forze di polizia non possono operare adeguatamente sul fronte della prevenzione. Riescono a intervenire soltanto - e bisogna dire che lo fanno col massimo dell'abnegazione - sull'emergenza, cioè nei casi più disperati e quando furti, rapine ed estorsioni sono, in gran parte, già consumati. Terzo: anche se nessuno intende mettere in discussione la sua autonomia, la giustizia non opera come dovrebbe. Non vi è dubbio che troppo spesso l'applicazione delle leggi da parte dell'autorità giudiziaria presenti falle considerevoli con criminali che entrano, ma poi anche escono, dal carcere assai prima di aver scontato la pena per cui erano stati condannati. Ma c'è un altro punto su cui andrebbe fatta una seria riflessione. È più che giusto che le istituzioni impieghino oggi uomini, strutture ed ingenti risorse per contrastare ogni forma di terrorismo di matrice interna e internazionale. Tuttavia, l'alzare la guardia su questo versante non avrebbe dovuto escludere l'abbassarla su altri di certo non meno importanti. E invece purtroppo è accaduto proprio questo. Infatti le risorse per garantire al cittadino altre forme "ordinarie" di sicurezza sono state quasi dimezzate. E chi ne ha tratto un enorme vantaggio? Quelle organizzazioni criminali, italiane e straniere, che, piuttosto che pensare ad attentati, preferiscono lucrare ormai a mani basse sui business della droga, della prostituzione, del racket delle estorsioni o del riciclaggio di denaro sporco. Eh sì, è sconcertante il tipo di approccio che il Governo Prodi continua ad avere su questi problemi. I sindacati di polizia protestano perché il 50% delle volanti è bloccato in officina; perché non ci sono i soldi per pagare le riparazioni? Meglio assumere 60 mila precari nella scuola e così imbarcare (forse) un po' di consensi. I vigili del fuoco sono avviliti perché le loro autobotti restano sempre più spesso senza benzina? E che importa? Meglio distribuire a pioggia qualche sussidio, perché, se si torna alle urne, anche questi voti potrebbero essere utili. Intanto le nostre città annegano nell'insicurezza; la cocaina è diventata un prodotto da supermarket e, in certi quartieri, è meglio non avventurarsi, perché l'unico presidio esistente è quello della delinquenza. Per non parlare poi dell'immigrazione clandestina che, senza ormai più controlli, sta dilagando ovunque, con il suo carico di inevitabile criminalità. Eh no, caro Governo Prodi, non è questa la politica sociale che si merita questo Paese. Per noi fare politica sociale vuol dire tutelare anche, anzi prima di tutto, la sicurezza del cittadino, a qualsiasi ceto egli appartenga. Per noi politica sociale vuol dire attuare strategie che garantiscano la vivibilità delle nostre città, in ogni quartiere. Per noi fare politica sociale vuol dire adottare strategie che investano ingenti risorse sul fronte della prevenzione e non, come oggi sta purtroppo avvenendo, dare libero accesso ai pusher anche nelle scuole medie inferiori. Ecco perché non c'è proprio più posto, in Italia, per un Governo che ha saputo darci sempre più tasse e sempre meno sicurezza.

lunedì 6 agosto 2007

UN GOVERNO ALLO SBANDO E VI SPIEGO IL PERCHÉ


Anche d'estate, in vacanza o a casa, i cittadini continuano a porsi le stesse semplici domande, senza riuscire ad ottenere alcun tipo di convincente risposta. La prima: come mai il livello di efficienza dei servizi essenziali, dalla sicurezza ai trasporti, è così decisamente peggiorato? Il quesito è reso ancora più insistente dalla consapevolezza di una pressione fiscale senza precedenti e da una spesa pubblica che, nell'ultimo anno, si è enormemente gonfiata, tanto da superare il 50,1% di tutta la ricchezza prodotta in questo Paese. Insomma, dove finiscono i nostri soldi? E ancora: a che gioco sta giocando il Governo Prodi se, come pare ormai sempre più probabile, sta per arrivarci sulla testa una nuova "manovra" che preleverà dalle nostre tasche altri 21 miliardi di euro? Di certo non ci siamo dimenticati di quella dello scorso anno (34 miliardi, di cui 27 di nuove tasse), grazie alla quale molti italiani hanno dovuto rinunciare anche alle loro vacanze. È ormai fin troppo evidente che questo Governo sta approfittando dei nostri soldi per soddisfare clientele e non per fare il bene del Paese. Le vicende di questi ultimi dodici mesi sono, sotto il profilo della finanza pubblica, un vero e proprio romanzo. Tanto vale farne un succinto riepilogo, per essere sicuri di non perderci, a fine estate, la sorpresa delle nuove puntate. Quando nell'ottobre 2006 questa coalizione di governo si apprestò a varare la Finanziaria, si trovò di fronte ad una realtà che era politicamente inaccettabile per i partiti della maggioranza. Eh sì, perché avrebbe dovuto ammettere, conti alla mano, che le entrate, grazie al Governo precedente, erano aumentate ed anche in misura cospicua, quanto sarebbe bastato per planare su una legge 2007, che non prevedesse inasprimenti fiscali. Che si fece invece? Prodi e compagni nascosero il malloppo nelle cantine della Tesoreria e si cominciò a piangere miseria, che era poi l'unico modo per giustificare una manovra tritacarne, fatta soprattutto di nuove tasse. Ma c'era anche una più subdola spiegazione: bisognava trovare altro denaro fresco per accontentare gli ideologi della spesa, cioè coloro che da tempo aspettavano di poter punire il libero mercato, alimentando, invece, con pubblico denaro, i bacini elettorali che la coalizione di sinistra considerava più appetibili. E così si mette mano ad un rinnovo, economicamente assai oneroso, del contratto del pubblico impiego senza però ottenere in cambio nemmeno uno straccio di normativa che obbligasse ad una maggiore produttività ed efficienza. Così si immettono nella scuola migliaia di precari, ma non si fa nulla per migliorare la qualità dei servizi. E per l'Alitalia? Sei mesi a girarsi i pollici gettando soldi dalla finestra (più di un milione e mezzo al giorno), perché per un governo di sinistra sarebbe stato disdicevole contrattare con i sindacati una seria ristrutturazione dell'azienda. Insomma, tutto uno spendi e spandi mentre, intanto, l'indebitamento delle famiglie saliva dell'11% in un solo anno, raggiungendo la ragguardevole cifra di 493 miliardi di euro. Ma il vero capolavoro questo Governo lo ha fatto sul fronte della sicurezza. Da un lato, infatti, ha preparato un progetto di liberalizzazione degli ingressi degli immigrati, che solo per l'effetto annuncio ha triplicato, in pochi mesi, la presenza sul nostro territorio dei clandestini. Dall'altro lato ha tagliato cospicue risorse al ministero dell'Interno, l'unico che, invece, avrebbe dovuto contare su qualche soldo in più. Ha indebolito i controlli, consegnando di fatto nelle mani di ogni genere di criminalità buona parte delle nostre aree metropolitane. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di milioni e milioni di cittadini. Si parla tanto, e spesso a vanvera, di "anti-politica". Ma da dove è nata, se non dalla scellerata sequenza di scelte di "questa" politica? La "loro" politica ha aumentato le tasse a tutti. Sulle pensioni ha inseguito il bene di pochi a scapito di quello dei molti rimasti esclusi persino dalla discussione. La politica di questo Governo ha incrementato la spesa pubblica, chiedendo sempre più soldi in cambio di nulla. Questo Governo e questa politica hanno finito per togliere agli italiani quel po' di vivibilità e di sicurezza che ancora, fino ad un anno e mezzo fa, cercavano di tenersi ben strette, passeggiando per le strade delle loro città. Tanto che vale la pena di girare ai nostri attuali governanti una sommessa domanda: ma si rendono conto o no che il Paese ormai non ne può proprio più di loro?

venerdì 3 agosto 2007

AN: FINI, LEALI CON BERLUSCONI MA SERVE RILANCIO

Alleanza nazionale è "leale" con Silvio Berlusconi al quale riconosce la leadership del centrodestra, ma ritiene che "Forza Italia sia schierata nella difesa di posizioni acquisite". E' questa la linea indicata dal presidentedi An, Gianfranco Fini, all'Assemblea nazionale del partito.
L'ex ministro degli Esteri ha invitato tutti i militanti e i dirigenti a un rilancio della politica di An: "C'è molto da fare. Ci sono molti temi sui quali la destra non può rinunciare a spendere la sua parola. An deve accettare le nuove sfide della politica". Fini ha quindi chiesto che venga rafforzata "l'immagine identitaria" di An: "In Italia - ha detto - la destra c'è e siamo noi, non è Forza Italia. A difendere nel nord le aspettative deluse della gente c'è ancora An, non c'è la Lega Nord".
Nelle prospettive indicate dal leader di An ci sono "candidati credibili di An nelle competizioni elettorali perchè solo così si vince". "Siamo portatori - ha concluso Fini - dell'idea di un grande rinnovamento del centrodestra e questo processo deve partire proprio da noi che dobbiamo diventare il partito-polo dell'intero schieramento. Non intendiamo accettare il complesso del cugino povero all'interno della coalizione".

Fonte : Agenzie

mercoledì 1 agosto 2007

Forza Italia e il Circolo Specchio entusiasti del neonato Circolo della Libertà



Il Circolo della Libertà a Gricignano rappresenta una piacevole novità, penso che possa apportare un contributo determinante nel quadro politico locale ed in particolare alle forze di centro destra - è il commento del coordinatore cittadino di Forza Italia Luigi Aquilante che aggiunge - auguro pertanto a tutti i soci ed al Presidente Sebastiano Della Gatta, un buon lavoro e nel contempo rinnovo la totale disponibilità della locale sezione di F.I al dialogo con tutte le forze di centro destra per rinsaldare l’unità di convinzioni, di valori, di ideali che dovrebbero, a parer mio, fondersi in un percorso politico unitario.

Il Circolo Specchio attraverso il giovane delegato all’area politica Domenico Fioretti commenta: Fatte salve le tematiche di carattere nazionale a cui penso si dedicherà il Circolo della Libertà, ritengo che a livello locale possa rappresentare, tra l’altro, una notevole spinta all’azione politica di opposizione condotta dai consigliere Carmine Della Gatta e Giuseppe Iuliano, tra i soci fondatori del sodalizio. Al Presidente invece, al quale riconosco le capacità e le indubbie qualità morali, lancio l’invito a spronare il dialogo con tutte le “anime” di centro destra. Intanto, faccio le mie più sentite congratulazioni, augurando ai componenti del Circolo della Libertà un buon lavoro.

martedì 31 luglio 2007

ISLAM: FINI, NELLE MOSCHEE LA PREDICA DEVE ESSERE IN ITALIANO


Non può che trovarci d’accordo l’intervento del leader di AN, Gianfranco Fini a Rieti per la giornata conclusiva della festa del Secolo d'Italia dove ha dichiarato ……."nelle moschee la predica deve essere fatta in italiano, perché ognuno prega il suo Dio come vuole ma noi abbiamo il diritto di sapere cosa accade lì dentro. Dobbiamo sapere se si prega Allah o si semina odio". Il Presidente di An ha ribadito inoltre che "i crocifissi non devono essere tolti dalle aule scolastiche perchè rappresentano la nostra identità storica e culturale, sono il comune denominatore dell'Italia e dell'Europa".

venerdì 27 luglio 2007

Il Circolo di Gricignano sul Giornale della Libertà


È motivo di grande soddisfazione per noi, a pochi giorni dalla costituzione del Circolo della Libertà di Gricignano, avere visibilità a carattere nazionale attraverso il Giornale della Libertà che esce in allegato al quotidiano “Il Giornale” diretto da Maurizio Belpietro.
Amplificare le problematiche che affliggono il nostro territorio, evidenziando le iniziative che volta per volta il nostro Circolo intenderà portare avanti per contribuire a risolverle, rappresenta per noi un risultato importante ed è per questo che ringraziamo innanzitutto la Presidente nazionale Michela Vittoria Brambilla che ha inteso accordarci la sua totale disponibilità, dando spazio ad un circolo di una piccola località di provincia, sul Giornale della Libertà.

L’ARTICOLO USCITO OGGI A PAGINA 15 DEL GIORNALE DELLA LIBERTA’

TUTELIAMO IL TERRITORIO
“Negli ultimi anni, la politica di sinistra ha promosso la costruzione di poli industriali che sono cattedrali nel deserto e che non hanno portato sviluppo ed occupazione” spiega Sebastiano Della Gatta, presidente del Circolo di Gricignano di Aversa (CE). “Abbiamo intenzione di batterci contro questo spreco di risorse pubbliche”. Soci fondatori: Giuseppe IULIANO, Giuseppe ANGELI, Giovanni ESPOSITO, Carmine DELLA GATTA, Vincenzo CASSANDRA, Domenico CHIATTO, Pietro ROMANO, Giuseppe PELLECCHIA, Giovanni MAISTO, Francesco DI FOGGIA, Alfredo DI LORENZO, Paolo AQUILANTE.

E’ nato il “Circolo della Libertà” a Gricignano di Aversa.




Un’iniziativa – dichiara il presidente del circolo Sebastiano Della Gatta - che rappresenta senz’altro un motivo di novità nel panorama politico Gricignanese. Il circolo nasce per contribuire a rilanciare l'immagine della politica e favorire l’affermazione di una nuova classe dirigente. Si rivolge alla gente comune, alle donne, ai giovani, ai pensionati, ai lavoratori dipendenti, agli imprenditori, ai professionisti, ai lavoratori autonomi e a tutti coloro che non riconoscendosi più nei riti della vecchia politica, intendono scendere direttamente in campo, per non essere più solo spettatori, ma veri protagonisti nel difendere i propri diritti, i propri interessi e la propria libertà.
Come ribadito a più riprese dalla presidente nazionale Michela Vittoria Brambilla - precisa Sebastiano Della Gatta - i circoli non sono riconducibili sotto alcuna bandiera dei partiti di centrodestra, da FI ad AN e all'UDC, ma sono un nuovo soggetto politico di italiani che si riconoscono nei valori di libertà e giustizia, legalità e meritocrazia, libera impresa, professionalità, ma anche di solidarietà, di difesa della famiglia.
Il circolo quindi è indipendente, ma intende collaborare con tutte le realtà dell'area culturale del centro-destra, per promuoverne la cultura, gli ideali e i principi. Per fare la propria parte in prospettiva del partito unico del centro-destra. Per non restare neutrali di fronte ai cambiamenti della politica, per non subire gli avvenimenti, ma esserne partecipi.
Già a 20 è il numero degli iscritti, oltre ai 13 soci fondatori, tra i quali si annoverano i nomi dei consiglieri comunali: Carmine Della Gatta capogruppo di minoranza consiliare e Giuseppe IULIANO che si dichiarono entusiasti della nuova “creatura politica”, promettendo di coinvolgere il Circolo della Libertà per affrontare anche le problematiche che affliggono il nostro territorio, riguardanti: la famiglia, la salute, la scuola, il lavoro, il precariato. E poi ancora la sicurezza, la disoccupazione e soprattutto la tutela dell’ambiente e del territorio ormai preda di una politica che produce illusioni occupazionali e impoverisce i cittadini e le aziende.
L’inaugurazione ufficiale ci sarà a settembre e coinciderà con iniziative promozionali che contribuiranno a far conoscere all’ opinione pubblica il Circolo della Libertà.

giovedì 26 luglio 2007

Il Circolo della Libertà di Gricignano, in Piazza del Plebiscito a Napoli.


Prima ancora dell’uscita ufficiale del neo costituito Circolo della Libertà di Gricignano che si terrà fra qualche giorno con l’apertura della sede di piazza Municipio, abbiamo avuto modo di partecipare numerosi unitamente agli altri Circoli nella suggestiva piazza del Plebiscito di Napoli, in occasione della manifestazione nazionale di Forza Italia nella quale è intervenuto il leader della casa della Libertà, Silvio Berlusconi.
Il nostro Circolo era presente con uno striscione e tante bandiere con il logo dell’associazione a sostenere in particolar modo la presidente Nazionale Michela Vittoria Brambilla che nel suo intervento ha affermato «È ora che questo governo getti la spugna perché esso non può continuare a gestire questo paese contro la volontà, ormai più che manifesta, della maggior parte dei suoi cittadini, tutto il paese - ha detto - è ormai in rivolta contro un governo, ma anche la società napoletana non ne può più di essere rappresentata da istituzioni, Regione e Comune insieme, che fino ad ora non hanno risolto nessuno dei gravi problemi in cui si dibatte da tempo questo territorio». Insomma «è arrivato il momento, e la manifestazione di piazza Plebiscito sarà per questo un chiaro segnale, di chiudere i conti con una sinistra che non sa proprio cosa voglia dire governare».

L’ira di Di Pietro sugli alleati: "Cercano di bloccare il gip"


Roma - «Lasciare le cose appese e dire “nessuno mi può giudicare” è una frase che va lasciata a una vecchia canzone». Antonio Di Pietro torna su quello che ha definito «un attentato alla Costituzione», ovvero «l’entrata a gamba tesa contro l’indipendenza dei giudici» di Clemente Mastella ai danni di Valentina Forleo. Si scaglia duramente contro «quelli che sperano che il gip milanese venga bloccata con un’indagine ministeriale o un trasferimento». E lancia un monito agli alleati: «Respingere la richiesta di utilizzo delle intercettazioni sarebbe un tradimento del programma di governo».

Ministro Di Pietro, prima il duro intervento di Mastella. Poi gli attacchi dei Ds. Infine l’intervento del Capo dello Stato. Non pensa che si stia creando un clima che rischia di depotenziare l’operato della Forleo?

«Guardi, togliere dal processo le intercettazioni equivale a togliere al medico la possibilità di usare il bisturi. Abbiamo bisogno di sapere tutta la verità sulla vicenda Unipol e i soggetti interessati dovrebbero capire che su di loro - se verrà bloccato l’utilizzo delle intercettazioni - rimarrà per sempre un alone, una macchia, un’ombra. La loro immagine, insomma, verrebbe per sempre sporcata».

Ma che effetto le fa vedere i Ds - che da Tangentopoli in poi hanno sempre difeso i magistrati - attaccare a testa bassa un magistrato?

«A dire il vero i primi ad attaccare Tangentopoli furono esponenti di sinistra mentre la destra, invece, la sosteneva. Io non so se le intercettazioni contengano elementi penalmente rilevanti. Ma l’importante è non continuare a buttarla in politica. Altrimenti si finisce per fare come il centrodestra».

Mastella annuncia che scriverà a Prodi per chiedere le sue dimissioni.

«Non cadrò nell’errore della polemica perché alimenterei la personalizzazione del problema che è proprio quello che vuole una certa parte. Mastella è il ventriloquo di una volontà maggioritaria. Mi sembra che molti vogliano sfuggire al problema: è vero o non è vero che i furbetti del quartierino hanno avuto rapporti di sponsorizzazione o connivenza con esponenti politici? Su questo è necessario che il Parlamento si esprima. Serve una decisione nel merito prima delle ferie, nell’interesse delle persone interessate perché altrimenti butteremmo la loro privacy e il loro onore in balìa del gossip estivo. L’impressione è che molti sperino che la magistratura venga fermata da un’inchiesta ministeriale o da una denuncia di comodo che faccia scattare il trasferimento della territorialità dell’inchiesta stessa».
Lei ritiene che il Capo dello Stato abbia voluto inviare un messaggio al gip Clementina Forleo?

«È del tutto ovvio rilevare una concatenazione tra le sue affermazioni e il caso della Forleo. In linea astratta e teorica la sua tesi è corretta quando afferma che non vanno inserite valutazioni non pertinenti. Ma nel caso della Forleo non vi è nulla di più pertinente che motivare perché si chiede l’utilizzo delle intercettazioni».

Ritiene che la richiesta di utilizzo delle intercettazioni verrà respinta con un voto bipartisan?

«Se ciò accadesse l’ultimo scampolo di credibilità del Parlamento andrebbe a farsi friggere. Il Paese reale non lo accetterebbe. Il principio sarebbe: oggi do una mano a te, domani tu la dai a me. Sarebbe un mutuo soccorso».

Lei è pronto a chiedere ai Ds di fermare la loro offensiva?

«Credo che il centrosinistra nel suo insieme dovrebbe farlo. Se l’Unione rifiutasse la richiesta milanese creerebbe uno scollegamento tra il programma di governo e l’attività parlamentare. Sarebbe un tradimento».

C’è chi paragona la situazione attuale a quella del 1992. Lei condivide questo paragone?

«Non vedo nulla di nuovo sotto il sole. Oggi come allora tutte le volte che un politico viene colpito dice che c’è una invasione di campo per fini politici. Ogni volta c’è lo stesso ritornello da destra e da sinistra. Inoltre si sta creando un fenomeno di uso abusivo dell’immunità parlamentare che andrebbe abrogata».

Ma lei cosa pensa del comportamento di Clementina Forleo? È un’anomalia il fatto che il gip sia andato oltre le richieste del pm?

«Ma siamo davvero così certi che sia andata oltre le richieste del pm? Nella richiesta del pm si fa riferimento a persone già individuate ma anche ad altre da individuare. Mi pare che la decisione del giudice sia molto in continuità con gli accertamenti della Procura. Se vogliono attaccarla dovranno trovare altri argomenti».

mercoledì 25 luglio 2007

"Quando fu attaccato Berlusconi nessuno osò criticare le toghe"


Roma - Onorevole Bondi, che effetto le fa la metamorfosi dei Ds nell’atteggiamento verso la magistratura?

«Più osservo i comportamenti di questa classe politica, e più stimo e ammiro Berlusconi. Io ho vissuto e condiviso le sofferenze che gli hanno inflitto e continuano a infliggergli, in questi ultimi 12 anni. I magistrati contro di lui hanno dimostrato di essere animati da un impeto politico, anche grazie al fatto di non dover rendere conto a nessuno del proprio operato. Io vorrei avere un colloquio personale con D’Alema, Fassino e Veltroni per fargli capire le sofferenze che alcuni magistrati hanno causato a Berlusconi. Ascoltare La Torre ammettere che fu sbagliato inviare nel ’94 un avviso di garanzia durante il G8 colpisce. Ma allora non ci fu nessuno che avesse il coraggio di criticare la magistratura».

Non è un errore sparare nel mucchio, come a volte ha fatto il centrodestra?

«La mia concezione della giustizia è quella di Piero Calamandrei che già in occasione dell’assemblea costituente pose l’accento sulla necessità di avere il giudice come figura terza tra l’avvocato dell’accusa e l’avvocato della difesa. Sono assolutamente convinto che la maggioranza dei magistrati in Italia sia formata da magistrati seri, scrupolosi, indipendenti e autonomi da ogni fazione politica. Ma ci sono anche alcuni magistrati politicizzati le cui indagini la sinistra ha cavalcato in questi anni».

Il centrodestra ha scelto un basso profilo sulla Forleo. Non teme che l’elettorato possa non capire?

«Noi non potremo mai diventare giustizialisti perché abbiamo una cultura e dei principi che ci impongono una coerenza. Tutto il contrario di ciò che fa la sinistra che ha mutuato le parole di Scalfaro: “Io non ci sto” e si autoassolve con una telefonata di solidarietà di Prodi a Fassino e D’Alema. È necessario che la sinistra affronti un discorso di verità sui rapporti tra politica e magistratura e sulla sua storia».

Ma lei crede nell’onestà della leadership dei Ds?

«Conoscendo D’Alema, La Torre e Fassino non ho alcun dubbio sul fatto che siano personalmente onesti. Ma questo non significa che il disegno non fosse pericoloso perché era quello - per usare le parole di Latorre - di “cambiare il volto del potere italiano”. Molte cose vanno chiarite. È nella loro cultura l’istinto di costruire un sistema di potere come quello realizzato nelle regioni del Centro-Italia in cui si è compiuta l’assoluta mescolanza tra potere politico e potere economico, anzi in cui non v’è un solo spazio della società civile non dominato e controllato dal potere politico. Se fosse andato in porto il loro disegno questo sistema di potere si sarebbe esteso all’Italia intera. E la libertà e la democrazia avrebbero subito un grave colpo perché voglio ricordare che nelle regioni del Centro Italia non vi è più una alternanza fisiologica al potere da oltre 50 anni».
Esiste la possibilità che i Ds diano indicazione di votare a favore dell’utilizzo delle intercettazioni da parte del Gip di Milano. Potrebbe verificarsi il paradosso di un via libera da parte dei Ds e di un No da parte di Forza Italia?

«Questo Paese è così impazzito che può verificarsi benissimo il caso che noi ci riconfermiamo garantisti nel momento stesso in cui loro continuano a essere giustizialisti contro se stessi, prigionieri del meccanismo che loro stessi hanno creato. Al di là di questo paradosso noi valuteremo le carte nelle commissioni competenti prima di assumere una decisione definitiva».

martedì 24 luglio 2007

Berlusconi a Napoli


GLI UNDER 40 E UN INCUBO DI NOME PRODI


Gli under 40 - e io sono tra questi - sono sgomenti per lo spettacolo offerto da Romano Prodi. Non avendo, per loro fortuna, vissuto le mirabolanti e a volte sciagurate esperienze della politica della Prima Repubblica, non riescono proprio a capire come, in pieno Terzo millennio, le sorti di un intero Paese possano essere ancora affidate a un governo che tutti, anche la maggior parte di coloro che lo hanno votalo, considerano ormai in coma irreversibile. È come se questa Repubblica avesse fatto all'improvviso un balzo indietro di molti anni, quando si mettevano in piedi posticci governi di tregua balneare pur di prendere altro tempo e di studiare soluzioni che poi però finivano anch'esse per crollare al primo voto in Parlamento, che poi balneare purtroppo questo governo nemmeno è, perché, pur sapendo che è ormai più che prossima, per volontà dei suoi stessi sostenitori, la resa dei conti, continua a far azioni sciagurate alle quali non sarà poi facile porre rimedio.
Gli under 40, ma non certo soltanto loro, sono doppiamente sgomenti per una serie di più che validi motivi 1) Il primo preoccupante campanello d'allarme è l'immediata bocciatura da parte delle società di rating del progetto di riforma delle, pensioni varato del governo. A loro dire, esso non affronta, anzi aggrava pesantemente, la nostra situazione debitoria. Tale giudizio potrà comportare, entro l'anno, un ulteriore declassamento sui mercati finanziari del sistema-Italia con conseguenze facilmente immaginabili. La situazione potrà essere anche peggiore se Rifondazione comunista riuscirà poi a strappare, in Parlamento, altri correttivi al ribasso per quanto riguarda l'età pensionabile e il resto. Insomma, al peggio non c'è mai fine e a me pare che ormai l'unica soluzione possibile siano le elezioni.
2) La legge finanziaria non dovrà solo recuperare in qualche modo, dato che le compensazioni di entrata indicate nel progetto sono per ora pezzi di carta, la perdita di un miliardo e 450 milioni di euro derivante dall'abolizione, per il 2008, dello scalone. La manovra d'autunno dovrà recuperare risorse anche per un'altra serie di voci che restano senza copertura. Innanzitutto, 4 miliardi di euro per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e per la messa a ruolo di migliaia, di precari della scuola. Poi occorrono altri 2 miliardi di euro per coprire il surplus di indebitamento derivante dall'aumento del tasso di sconto deciso dalla Bce, che poi potrebbero diventare di più se arrivasse anche il declassamento del rating. E ancora, 2 miliardi di euro per tener buoni i fornitori di ospedali e di apparati di sicurezza ormai pronti, nel caso che non vengano saldate almeno le vecchie fatture, a sospendere le forniture. E infine, altri 3 miliardi di euro per evitare il blocco delle opere di ANAS e Ferrovie, anch'esse, come il governo, in stato comatoso. E dove prendere tutto questo denaro se non dalle tasche degli italiani, vista l'impossibilità -perché allora sì che l'Unione europea ci metterebbe al muro - di accrescere il nostro debito?
Però la vicenda che lascia gli under 40 ancor più sgomenti, anzi direi esterrefatti, è quella di Alitalia. Questo governo è riuscito - unico caso in Europa - a disastrare, con la sua gestione, il nostro trasporto aereo, cioè quello che dovrebbe essere il fiore all'occhiello di una moderna economia. Non solo, è anche riuscito a vanificare ogni tipo di sbocco che non sia quello di un commissariamento che, se dovesse realizzarsi, comporterebbe pesanti oneri ulteriori per i conti pubblici. E parliamo sempre di miliardi di euro.
Ecco perché la sempre più pressante domanda che ci poniamo, in questa vigilia di agosto, noi under 40, così come tantissimi altri italiani, è ormai una e una soltanto: quando potrà davvero finire questo incubo?